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Fonte: https://www.facebook.com/enzo.pennetta.1

 

Descrizione del programma elettorale di "Italia Sovrana e Popolare", di Enzo Pennetta

 

4) No a sistemi di credito sociale

Caratteristica di uno “stato di emergenza” è l’emanazione di norme e provvedimenti temporanei giustificati dal verificarsi di fatti eccezionali che minacciano la collettività, situazioni che per essere affrontate possono anche richiedere la compressione di alcuni diritti. Un’emergenza è però per sua natura qualcosa di limitato nel tempo e per evitare abusi, vanno definiti a priori i termini temporali oltre i quali terminerà o le condizioni che ne determineranno la fine.

Quando invece l’emergenza è una condizione “indefinita” o, peggio ancora, diventa “permanente”, si entra in quello che Carl Schmitt definiva uno “stato di eccezione" dove il controllo dello Stato diventa invasivo di ogni ambito sociale e i diritti sono sospesi a tempo indeterminato. Questa condizione si verificò, ad esempio, nel regime nazista. Una volta instaurato uno stato di eccezione, è necessario mettere in atto un controllo capillare dei cittadini che deve passare attraverso una raccolta di informazioni il più possibile completa. Il Terzo Reich fece ricorso ai computer a schede perforate dell’IBM.

Riprendendo il pensiero di Giorgio Agamben possiamo dire che il moderno stato di eccezione si sta verificando da tempi ancor precedenti allo stato di emergenza pandemico e necessita anch’esso di un controllo capillare delle informazioni e dei dati sui cittadini, ma la tecnologia oggi è bidirezionale e consente anche di intervenire colpendo in tempo reale i diritti di chi non si uniforma.

É questo il cosiddetto Social Credit System nel quale i diritti costituzionali sono subordinati al “buon comportamento” dell’individuo. Dal Green Pass al sistema di crediti alla cinese, la logica è la stessa: diritti in cambio di ubbidienza. Ma in uno Stato di diritto non è accettabile alcun dispositivo di limitazione delle libertà attuato in assenza di una sentenza giudiziaria unica istituzione legittimata a limitare i diritti e la libertà delle persone.

Dispositivi come il Green Pass o altri analoghi non quindi sono la conseguenza di uno “stato di eccezione”, cosa che sarebbe in sé già gravissima per uno Stato democratico, ma costituiscono lo “stato di eccezione stesso”. E come tali sono da ritenere inammissibili. Sempre.

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3) NO OBBLIGHI SUL PROPRIO CORPO

L'attuale rapporto dell'Individuo con lo Stato è quello di chi cede alcune libertà personali in cambio di sicurezza e assistenza. Esattamente ciò che avveniva nel terribile sistema teorizzato da Thomas Hobbes nel suo libro “Il Leviatano” scritto nel Seicento.

Come racconta Hobbes, il patto sociale non può prescindere dalla tutela del singolo che proprio per salvaguardare sé stesso cede parte dei diritti; nel caso in cui questa proprietà del corpo venisse violata dallo Stato non sarebbe più uno scambio fra Stato e Individuo ma un tradimento del patto mediante un coercitivo ricatto.

Qualcosa di nuovo succede quindi nell'Ottocento: il potere comincia ad appropriarsi dei corpi. La verità sull'Uomo, ridotto a mera componente biologica, la dice una "scienza" attraverso le voci dei suoi nuovi numi tutelari: i medici. Il corpo diventa in quel momento oggetto di attenzione del potere dando vita a quella che Michel Foucault avrebbe poi definito la “biopolitica”.

Opporsi oggi alle imposizioni sul proprio corpo non è un atto irrazionale e antiscientifico come la narrazione di servizio vorrebbe far credere, la difesa del corpo si inserisce invece in un conflitto ad un elevato livello culturale tra chi vuole imporre una società governata dai princìpi della biopolitica e chi invece si oppone a questa visione distopica.

La frontiera della biopolitica è determinata dalla nostra pelle; nulla di quello che avviene da quel punto in poi può essere competenza dello Stato. La nostra pelle è la frontiera di una battaglia ad altissimo livello contro la concezione biopolitica del rapporto tra Individuo e Stato.

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2) NO AL COINVOLGIMENTO NELLA GUERRA IN UCRAINA

La stampa ha fatto credere che la guerra in Ucraina sia iniziata il 24 febbraio 2022, ma in realtà è una guerra iniziata nel 2014 e in quell’anno io già ne scrivevo raccontando esattamente le cose che sostengo adesso sulle responsabilità della crisi. In un articolo del marzo 2014 scrivevo:

“Oggi gli USA sono una potente macchina bellica che è andata incendiando vaste zone dell’Asia e dell’Africa e che ha da tempo iniziato un pericoloso assedio dell’unica realtà in grado di resistergli. Il riferimento è alla Russia rinata dalle macerie dell’URSS”. E successivamente, nel maggio dello stesso anno, commentavo la situazione così: “La Russia, per ragioni geopolitiche chiare anche a Washington, non può cedere sull’Ucraina e l’Occidente sta forzando una situazione davvero pericolosa. Appare quindi incredibile che da parte del Vice Segretario Generale della NATO, Alexander Vershbow, un ex diplomatico statunitense, si possa affermare che ‘la Russia sta chiaramente cercando di re-imporre la propria egemonia’. Una frase assurda detta da qualcuno che ha destabilizzato un paese all’altro capo del mondo e che sta mandando navi e truppe a sostegno di questa azione”.

Il motivo dell’aggressione a Est, risiede nella strategia di separazione della Germania dalla Russia che risale a inizio ‘900 e che fu teorizzata dal geopolitico inglese Halford Mackinder e perseguita dalle potenze marittime (USA e UK) per tutto il XX secolo e, come vediamo, anche all’inizio del XXI.

Se era evidente che gli USA, dopo le politiche aggressive messe in campo in paesi come la Serbia, Iraq e Afghanistan, utilizzando come strumento la NATO, stavano conducendo una politica di aggressione verso la Russia, era altrettanto chiaro come l’invio di armi fosse un atto offensivo destinato ad alimentare la tensione e a sfociare, in un futuro non troppo lontano, in una guerra di più vaste proporzioni. Un futuro che adesso sappiamo essere giunto otto anni dopo, nel febbraio 2022.

Chi conosce i fatti sa quindi che la narrazione corrente è falsata e che l’invio di armi all’Ucraina, e peggio ancora il coinvolgimento militare, sono iniziative che alimentano una situazione politicamente da condannare e una crisi militare pericolosissima, oltre a danneggiare gravemente il nostro paese.

E non ultimo, chi conosce la Costituzione, sa che “L’Italia ripudia la guerra”. La nostra Carta costituzionale è stata concepita e scritta in quel modo, utilizzando certi specifici e inequivocabili termini – come appunto “ripudia” – con il preciso scopo di proteggere tutti noi proprio da situazioni come l’attuale.

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1) NO AI VINCOLI ESTERNI

Nel momento in cui assumo una posizione politica con la candidatura al Senato nelle liste di Italia Sovrana e Popolare trovo necessario entrare pubblicamente nel merito delle questioni su cui andrei ad esprimermi nel ruolo di parlamentare.

Esporrò sui social i punti del programma e le motivazioni che mi spingono a sostenerlo.

Iniziamo affrontando il tema dei vincoli esterni e, in particolare, quelli derivanti dall’adesione alla NATO; UE; OMS e BCE.

La democrazia, per definizione, è la forma di governo esercitata dal popolo che decide in modo diretto o indiretto quali leggi dovranno regolare la vita del Paese. E’ quindi un sistema che mette l’autodeterminazione al centro della vita politica.

Possono però essere introdotte delle limitazioni alla sovranità del Parlamento. Questo può avvenire, per esempio – come stabilito nell’articolo 11 della Costituzione – nel caso in cui una limitazione sia necessaria, in condizioni di parità, per il perseguimento della pace.

L’adesione alla NATO, però, non avviene in condizioni di “parità”; in Italia sono infatti ospitate decine di basi USA mentre, evidentemente, non esiste alcuna reciprocità in tal senso.

La NATO, inoltre, non assicura affatto “la pace e la giustizia tra le nazioni” dal momento che l’Alleanza Atlantica ha attuato varie aggressioni dimostrandosi, in particolar modo negli ultimi anni, un’alleanza offensiva piuttosto che difensiva.

Il nostro paese si trova quindi a dover subire le decisioni di un ente sovranazionale non democraticamente governato che la coinvolge in iniziative di guerra non previste dalla Costituzione (anzi, specificatamente “ripudiate”) e non volute dalla maggioranza degli italiani.

Il vincolo esterno della NATO è un residuo del XX secolo che va risolto il prima possibile.

Un altro vincolo esterno di natura non democratica è anche l’Unione Europea, i cui commissari non eletti vengono arbitrariamente nominati per costituirne la Commissione. Alla Commissione spetta poi il potere di iniziativa legislativa mentre il Parlamento, unico organo eletto democraticamente, ha solo la facoltà di approvare le leggi proposte. Va da sé che definire “democratico” un simile impianto, è una contraddizione in termini.

Altro organo sovranazionale che condiziona le scelte dei singoli paesi è l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un istituto dell’ONU che viene finanziato in modo misto dagli Stati e da donazioni volontarie di enti privati che così facendo, non solo possono veicolare interessi di parte, ma stabiliscono addirittura “le regole del gioco" come nel caso dei contratti per la fornitura dei vaccini Covid i cui termini sono stati secretati.

La BCE, Banca Centrale Europea, si occupa delle politiche monetarie dei paesi europei e ha come obiettivo principale la stabilità dei prezzi e non la piena occupazione, ovvero esiste per tutelare il mercato finanziario e non la popolazione. Si tratta di un organo che può intervenire in vari modi anche indebiti nelle politiche degli stati della UE. La lettera Trichet-Draghi del 5 agosto 2011 che portò alla caduta del governo italiano legittimamente eletto, è un esempio di condizionamento non accettabile.

Tutti questi organi costituiscono dei vincoli esterni che tolgono centralità e autonomia al Parlamento democraticamente eletto per legiferare nell’interesse del popolo italiano. Per questo motivo i vincoli esercitati da questi enti devono essere considerati indebiti e rimossi.