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Fonte: https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/23692-nico-maccentelli-programmi.html

 

Programmi, di Nico Maccentelli

 

Ho preso le sintesi(1) dei programmi di due liste che intendono porsi in opposizione e alternativa politico-sociale ai governi fin qui avuti nel nostro paese e qui mi fermo, capirete poi il perché. I programmi sono di Unione Popolare per De Magistris e Italia Sovrana e Popolare. Li riporto qui sotto:

Partiamo da quello di Unione Popolare. Ebbi a suo tempo a criticare i testi del Brancaccio, di Tomaso Montanari e Anna Falcone, che intendevano ricostruire una sinistra alternativa al sistema vigente, ma senza mai nominare gli attori di questo sistema, mai un avversario, mai un nemico. Il risultato era una pappa melensa di buone intenzioni intrisa di giustizia sociale, ambiente pulito, parità di genere, diritti civili. Tuttavia persino quei testi, così come i programmi di Coalizione Civica e di altre listarelle della sinistra “radicale” in quota al PD per alleanze, erano meno vaghe, generiche, prive di sostanza del programma di UP.

Prendiamo alcune parole d’ordine: “Ricompensare e rispettare il lavoro”: che cosa vuol dire? Tutto e niente. Anche il padrone che usa i caporali per i campi di pomodori ricompensa il lavoro: a due euro l’ora… e allora? Mah, si poteva dire salario minimo a 10 euro, che viene detto ma nelle vertenze (e la questione della comunicazione immediata è una delle tare degli autoreferenziali…), abolire leggi come il jobs act, ripristinare l’art 18 e ampliare i diritti e le tutele sul lavoro, un governo che non guarda i profitti ma la piena occupazione, il reddito, il salario… macchè, due righe per non dire nulla sul lavoro.

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Altre parole d’ordine vuote: 3.: in che senso, dove vige lo scontro tra uni e multipolarismo che posizione prendi? E una posizione forte contro la guerra anche volendo stare in una ibrida posizione di equidistanza, e quindi che cos’è la democrazia? … 4.: anche Brunetta lo dice… semmai ha senso dire ricostruire lo stato sociale per migliorare i servizi, reinternalizzarli a vantaggio di cittadini e lavoratori… 5.: manca un aggettivo: pubblica, ricerca pubblica, ecco perché questi signori non hanno capito il giochino dei soldi di stato dati alle multinazionali per i vaccini, che poi queste hanno venduto di nuovo allo stato lucrando profitti mostruosi… non è un dettaglio da poco! …6.: ok, ci sta, almeno questo… 7.: perché solo dei trasporti? e la produzione, il consumo sul territorio e abitativo di energia? Ma poi siamo sicuri che la riconversione sia cosa facile? Perché oggi la devono fare i paesi più avanzati magari imponendo (eh, la concorrenza) gli stessi criteri ai paesi in via di sviluppo… la vittoria del capital green… 8. Altra aria fritta e nessun accenno al grave problema del dissesto idrogeologico e della speculazione edilizia, l’estrattivismo… 9.: Questa proprio è criptica per chi e per cosa ricostruire l’industria e perché al centro la cultura, quando la cultura stessa deve avere una sua industria e deve soprattutto essere democratizzata, mah… mistero… 10.: una concessione al tanto odiato populismo con quel “tantissimo” che mi dice male: in pratica andiamo a prenderle da Bill Gates e John Elkan in su… 11.: idem come la 6, ma giustizia equa è sempre sul generico… 12.: anche questa è aria fritta: quali diritti? Quali libertà? Mistero della fede.

Come vedete, manca(2) il nemico, manca la direzione che deve avere un cambiamento (non chiamiamolo rivoluzione!), ma soprattutto manca la guerra! surrogata da un europeismo più “democratico” e pacifista, sebbene De Magistris propugni lo stesso piano delle oligarchie imperialiste europee: avere un proprio esercito. Chi si approccia da profano ovviamente non sa:

A. che c’è una critica all’UE e alla NATO, anche se la tara sull’Unione Europea risale sin dai primi scontri dentro Potere al Popolo, ossia contro i napoletani e Rifondazione, poco propensi a rompere conl ‘UE confondendo questa con l’Europa in sé, in quanto continente e sbagliando l’analisi dell’avversario di classe, arrivando a dare dei sovranisti rossobruni a tutti coloro che invece comprendono che il primo passo è proprio questa rottura che è contro l’espressione politica economico-finanziaria e militare del capitale multinazionele e delle borghesie imperialiste e burocratiche europee e risalendo la catena di comando: gli USA. E che pertanto la questione della sovranità nazionale non è nazionalismo sciovinista, ma elemento che fa da collante nelle alleanze sociali in gran parte delle rivoluzioni da 200 anni a questa parte, democratico-borghesi ma anche socialiste.

B. che un nemico c’è ma non si vede nel manuale delle giovani marmotte, visto che in UP c’è una parte del sindacalismo di base e la maggioranza delle sue componenti, anche se in modo dottrinario, sono cresciute a pane e comunismo

E visto che la persona comune non lo sa (ed evidentemente non lo deve sapere) si può capire che razza di frankenstein sia venuto fuori tra “compromessi” e svendite a vantaggio chi pretendeva di essere il volto buono della sinistra più critica e a che tipo di soggetti sociali punta a rivolgersi. Una tipica manovra che abbiamo visto in certi partiti comunisti a partire dal PCI, ma soprattutto il cavallo di battaglia delle “migliori” socialdemocrazie. A questo punto i contorni del progetto vero cominciano a puzzare di ambiguo in un deja vù storico che a dei comunisti o marxisti rivoluzionari non deve piacere affatto. Qui siamo agli inizi e non vado oltre. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, il mattino lo abbiamo già visto per tutta la pandemia, dove queste forze non hanno capito la centralità della gestione pandemica nel salto autoritario ancora oggi in atto e che prosegue con la guerra, hanno attaccato quesi settori sociali che si sono opposti all’attacco del grande capitale al proletariato e ai ceti medi con restrizioni e imposizioni d’ogni tipo, che hanno travalicato la normale convivenza di un società borghese instaurando un fascismo biopolitico e ipertecnologico nel quale siamo solo agli albori. Ogni epoca del capitale ha le sue mosche cocchiere.

Un simile programma dunque, l’avrebbe potuto stilare anche un liberal un po’ utopista e con la vocazione all’aria fritta.

 

Passiamo al programma di Italia Sovrana e Popolare. Intanto “Sovranità” non è “Tripoli bel suo, d’amore” ma l’uscita dall’anglosfera che sta cercando di imporre l’unipolarismo per superare con la guerra e la divisione dell’Europa Occidentale dalla Russia e dal mondo asiatico. Quindi Nemico: UE e NATO… azione: uscita.

Sul concreto, nazionalizzazione dei settori strategici, pianificazione… tutti elementi che la compagneria ha perso per strada e qui torniamo alla precedente spiegazione del frankenstein o della montagna che partorisce il topolino. E badate bene che qui non si tratta del programma massimo dell’ennesimo partitino dottrinario, il comunismo subito e la dittatura del proletariato. In ISP, di fatto, c’è una visione che coincide con i passaggi di una transizione a un’economia socialista: piano e nazionalizzazione, ma in relazione con le esigenze della piccola e media imprenditoria, uno dei target del grande capitale finanziario e multinazionale. Discorsi che si sono fatti nei sabati di lotta contro le restrizioni. Ed è per questo che in piazza a Bologna erano in migliaia contro la NATO, la chiarezza su chi ha veramente creato l’escalation bellica nel nostro continente è passata. E spesso chi faceva il lavoro politico che avrebbero dovuto fare i comunisti… non era neppure comunista!

Il resto ve lo risparmio, ma vi rendete bene conto che non è aria fritta. Forse sul lavoro ci sarà stata anche la zampa di Rizzo, ma questo fa solo capire la tattica leninista di un lavoro politico dato dalla scelta di una presenza militante e nell’ambito delle componenti.

Per quel che mi riguarda, ho firmato e voterò ISP per il semplice fatto che questo insieme di forze è nato dalle lotte contro la gestione pandemica, è percepito dalle masse antagoniste in questo passaggio emergenziale di nuovo fascismo atlantista come la sua naturale espressione: le file ai banchetti erano mostruose, ben documentate da semplici foto. Me ne fotto del florilegio di tricolori, anche se ci metterei in mezzo al bianco una bella stella rossa. Ma detto questo, quello che per me conta è continuare la presenza e la lotta. Ciò che conta sono le lotte sociali che producono conflitto, che intaccano in date fasi politiche i rapporti di forza tra classi. Il 25 settembre in questo caso è già utile come cartina di tornasole, ma il lavoro di schieramento, di unità, di alleanze, ma soprattutto di lavoro certosino di quelle e quei compagni che non si sono fermati alle apparenze, ma che hanno adottato il metodo dell’analisi concreta della situazione concreta, sono gli aspetti prioritari dei marxisti rivoluzionari.

Del resto, la storia delle lotte di classe non è mai manichea, i movimenti non sono mai il frutto delle nostre belle intenzioni. I movimenti sono quelli che sono nel quadro dei rapporti sociali di classe, delle forze in campo, del conflitto in atto. Chi l’ha detto che come in un film hollywoodiano ci sono i buoni e i cattivi(3) e che nel nostro caso i buoni sono di sinistra(4) e i cattivi di destra? Del resto si è visto: dove c’è il pope russo ci sono bolscevichi, dove c’è il Kuomintang ci sono i comunisti, dove c’è il peronismo ci sono i montoneros…


NOTE:
1) Si parte dal dato di fatto che le sintesi dei programmi elettorali sono i biglietti di visita delle forze che li portano avanti: le persone non hanno né il tempo né la voglia di approfondire, è già tanto che finiscano di leggere i punti sintetici; e la decisione di voto si basa su questo passaggio più o meno attento, il più delle volte meno, ma questo abc della comunicazione nella sinistra radicale non viene compreso
2) In realtà anche la mancanza del tema della donna stride un bel po’
3) E poi la sinistra anche la più radicale non sarebbe omologata a determinati schemi logici del mainstream? per non parlare della semantica, come la parola “novax”, o la potenza semantica data dai media come La Repubblica della parola “rossobruno”, il cui significato originario viene svuotato per assumere quello della logica binaria giusto sbagliato, buono cattivo… gratta gratta siamo sempre in presenza del cattocomunismo e le sue chiavi di lettura dottrinarie anche nell’approccio alla scienza
4) Chiedete a qualsiasi cittadino comune cosa sia per lui la sinistra e vi accorgerete del ribaltamento semantico, di contenuti, di riduzione strumentale a un dirittoumanitarsimo astratto e falso, che si ferma ai lager libici finanziati da ministri in quota PD