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sabato 13 gennaio 2018

La Grecia non esiste (QED 87).

(The second Greek genocide)

Caro professore, mi chiamo Nessuno, e non sono niente.

Ci siamo conosciuti brevemente a Montesilvano quest'anno. Le ho raccontato di come il blog ed il suo libro abbiano cambiato la mia vita e contribuito a squarciare il velo di Maya.

E' la prima volta che le scrivo e prometto di astenermi dal farlo ancora (giurin giurello).

Non voglio discettare di economia, numeri e grafici, non ne sono in grado. Lo faccio per condividere con lei quanto accadutomi ieri sera in pizzeria.

Ero a tavola con amici della mia compagna, persone che conosco poco. Il tizio accanto a me attacca bottone. Mi racconta che lui vive e lavora ad Atene per conto della Commissione Europea. Il suo gruppo di lavoro si occupa di affiancare il governo greco nell'applicazione dell'agenda della Troika (stia tranquillo prof, non le scrivo per riportarle le “ragioni” economiche che mi sono dovuto sorbire, sono sempre le stesse e lei le conosce molto meglio di me).

L'esigenza nasce dallo sgomento che mi ha colto nello scoprire che l'operazione in corso è molto più sofisticata e ideologicamente complessa della sola narrazione politico-economica. Piccolo excursus: sono molto legato alla Grecia, la ritengo la mia seconda casa. La conosco discretamente e, appena posso, ci torno spesso a trovare un po' di amici. A casa sono cresciuto respirando epos ed ellenismo e ho fatto studi classici.

Ma torniamo in tema.

La sostanza del discorso proferitomi è che i greci non hanno diritto di lamentarsi, anzi!Devono ringraziare l'occidente (concetto che detesto, ma relata refero) per il solo fatto di esistere. La Grecia, la nazione greca, sarebbe infatti una finzione geo-politica, creata ad arte nel 1800 da Francia e Inghilterra per favorire l'implosione dell'impero ottomano. “La Grecia era l'Israele dell' 800”. [cit.] Il mio zelante vicino di posto non sosteneva che Francia e Inghilterra si fossero limitate ad appoggiare le rivolte greche in funzione anti-ottomana, sosteneva che il popolo greco non esiste. Che i greci siano soltanto ottomani di religione ortodossa! Che la moderna lingua greca sia stata forgiata ad hoc per dar loro un senso di comunità. Che la Grecia fu creata come Stato cuscinetto per arginare l'espansione musulmana. Un avamposto militare riempito di gente a caso accomunata soltanto dalla medesima religione: ”esattamente come lo Stato d'Israele” (addendum – per esigenze di brevità e coerenza espositiva ometto volutamente di entrare nel merito di cosa sia o non sia lo Stato d'Israele).

Ho provato a riportare sulla terra il mio pervicace commensale partendo dalla lineare B di epoca micenea, passando per le guerre persiane, l'ellenismo e l'impero bizantino, fino ad arrivare alla guerra greco-turca ed alle deportazioni di massa dei greci dall'Anatolia, ad inizio '900. Gnente.

Per lui le mie argomentazioni erano sofismi perché, data la storia del mediterraneo e la mobilità delle popolazioni che lo hanno abitato e navigato per millenni, sarebbe impossibile individuare i momenti di partenza della storia dei popoli e delle nazioni.

Gli ho concesso, sulla scorta di “Omero nel Baltico” (libro meraviglioso), che i “biondi achei” dell'Iliade potrebbero sì avere origine dalle popolazioni scandinave che discesero Vistola e Danubio in epoca antichissima (ipotesi da prendere comunque cum grano salis), ma che poi da quel momento i greci sono sempre stati lì. Gnente. I greci non esistono, sono un artifizio.

Alla fine, sconfortato e provato dallo sforzo per mantenermi su toni civili, ho abbozzato (come dite a Roma) e lasciato perdere.

Ma ho imparato qualcosa.

La narrazione del potere sta tentando un balzo qualitativo degno di nota. Non si tratta più di esautorare lo Stato-Nazione raccontando la favoletta dei greci pigri, improduttivi, corrotti e spreconi. Qui si tratta di provare a cancellare tre millenni di storia con la retorica dell'ipse dixit degli “esperti”. I signori de quo (nonché le loro giovani e zelanti nuove leve come il mio interlocutore) non sono soltanto strozzini e mistificatori di dati, sono molto peggio. Manipolatori di storia, geografia, antropologia, filologia et similia.

Le riflessioni connesse ad un ragionamento (?) del genere sono abbastanza obbligate. Negando le origini di un popolo, la sua storia, le sue tradizioni, la sua omogeneità etnico-linguistica (al netto dei dialetti), si nega l'esistenza del popolo stesso. E si sa, laddove non c'è popolo, laddove non c'è dèmos, non può esserci democrazia. Ma solo dispotismo e barbarie.

In conclusione mi chiedo, se è possibile manipolare la storia greca, una delle più antiche d'Europa, con tanta impune facilità, quanto sarà agevole farlo con la storia di nazioni molto più giovani ed eterogenee come l'Italia?

Serve vigilare anche su questo perché, come lei insegna, i prossimi siamo noi.

Augurandomi di non averla tediata oltremodo, la ringrazio per l'attenzione e per il tempo dedicatomi, la saluto e le auguro buon lavoro.

P.S. Qualora ritenesse interessante pubblicare questa mia, le chiedo cortesemente di mantenere il mio anonimato.




(...
a seconda dei punti di vista, mantenere l'anonimato di Nessuno può essere immediato, o impossibile. Tuttavia, a noi qui non serve un esperto di logica formale. Quello che ci occorre è riflettere a quali culmini di abiezione è stato portato il concetto di "dissolvere le nazionalità" in una "identità europea" per combattere "le guerre e i nazionalismi". In poche parole, questi qui si stanno avviando, coscientemente, a compiere un genocidio culturale su vasta scala, per ripulirsi la coscienza da un disastro causato semplicemente per nascondere il letamaio delle loro banche sotto lo zerbino. Il simpatico funzionario di cui ci parla Nessuno, o, a un livello infinitamente superiore, Macron, si muovono lungo questa stessa logica, quella del genocidio. Ora, di fronte a giornalisti che continuamente ci trattano da Untermenschen, per distruggere il nostro orgoglio nazionale (quella cosa che, come diceva Rorty, è per un paese ciò che il rispetto di sé è per gli individui - santo subito Massimo D'Antoni, un uomo che alcuni di voi non sanno capire: è un po' papalino, ma è tanto una brava persona!), di fronte a questo attacco massiccio e indiscriminato alla nostra identità, sarebbe certo errato reagire esaltando in modo acritico l'italianità. Tuttavia, se un giusto mezzo non si può avere, allora vi confesso che fra i due errori preferisco il secondo. Perché, sinceramente, a me l'idea che quattro scribacchini residenti da una mera espressione geografica come il Belgio e provenienti da qualche paese diversamente iscritto negli annali della storia e della cultura mondiale venga a dire a noi cosa dobbiamo fare, sinceramente non va molto giù. Ed ho una buona, anzi, ottima notizia per voi: non sono più solo. Esistono altri italiani che scrivono in italiano, e quindi pensano da italiani che l'Italia non sia uno shithole. Naturalmente, a loro non verranno mai conferiti simili prestigiosi incarichi. Ma di questo parleremo un'altra volta. Vi esorto a tenere alta l'attenzione e a non reagire alle provocazioni. Nervi saldi, e tanta pazienza. L'Italia non si è desta, ma è uscita dalla fase REM...)

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Etnocidio

In antropologia con etnocidio s'intende la distruzione, attraverso l'imposizione forzata, di tutte quelle pratiche, costumi, schemi mentali propri della cultura di un'etnia.

Il concetto fu elaborato da Robert Jaulin. Per Pierre Clastres l'etnocidio è la distruzione sistematica dei modi di vita e di pensiero differenti ai quali viene imposta la distruzione.

https://en.wikipedia.org/wiki/Cultural_genocide

Genocidio Culturale

Il genocidio culturale o la pulizia culturale è un concetto che l'avvocato Raphael Lemkin ha distinto nel 1944 come componente del genocidio . Il termine è stato considerato nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigenidel 2007 e giustapposto accanto al termine " etnocidio ", ma è stato rimosso nel documento finale e semplicemente sostituito con "genocidio". La definizione precisa di "genocidio culturale" non è chiara. Alcuni etnologi, come Robert Jaulin , usano il termine "etnocidio" come sostituto del "genocidio culturale", [1] sebbene questo uso sia stato criticato come causa di un rischio di confusione tra l'etnia e la cultura.

Utilizzo [ modifica ]

Già nel 1944, l'avvocato Raphael Lemkin distinse una componente culturale del genocidio, che da allora è diventato noto come "genocidio culturale". [3] Da allora il termine ha acquisito valore retorico come frase usata per protestare contro la distruzione del patrimonio culturale. Spesso è anche usato impropriamente come uno slogan per condannare qualsiasi forma di distruzione che l'oratore disapprova, senza riguardo per il criterio dell'intento di distruggere un gruppo affetto come tale.

Proposta di utilizzo [ modifica ]

I redattori della Convenzione sul genocidio del 1948 consideravano l'uso del termine, ma in seguito lo abbandonarono dalla loro considerazione. [4] [5] [6] La definizione legale di genocidio non è specifica per il modo esatto in cui viene commesso il genocidio, affermando solo che si tratta di distruzione con l'intento di distruggere un gruppo razziale, religioso, etnico o nazionale in quanto tale. [7]

L'articolo 7 di una bozza del 1994 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene usava l'espressione "genocidio culturale" ma non definiva cosa significasse. [8] L'articolo completo nella bozza è il seguente:

I popoli indigeni hanno il diritto collettivo e individuale di non essere soggetti all'etnocidio e al genocidio culturale, compresa la prevenzione e il risarcimento per:
(a) Qualsiasi azione che ha lo scopo o l'effetto di privarli della loro integrità come popoli distinti, o dei loro valori culturali o identità etniche;
(b) qualsiasi azione che abbia lo scopo o l'effetto di espropriarli delle loro terre, territori o risorse;
(c) Qualsiasi forma di trasferimento di popolazione che abbia lo scopo o l'effetto di violare o indebolire qualcuno dei loro diritti;
(d) Qualsiasi forma di assimilazione o integrazione da parte di altre culture o stili di vita imposti su di essi da misure legislative, amministrative o di altra natura;
(e) Qualsiasi forma di propaganda diretta contro di loro.

Questa formulazione è apparsa solo in una bozza. La dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene è stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite durante la 62ª sessione presso la sede delle Nazioni Unite a New York il 13 settembre 2007, ma menziona solo "genocidio o qualsiasi altro atto di violenza" nell'articolo 7 (l'unico riferimento al genocidio nel documento). Il concetto di "etnocidio" e "genocidio culturale" è stato rimosso nella versione adottata dall'Assemblea generale, ma i sottotitoli sopra riportati dal progetto sono stati mantenuti (con una formulazione leggermente espansa) nell'articolo 8 che parla di "il diritto non essere soggetti all'assimilazione forzata ". [9]

In pratica [ modifica ]

Implica l'eliminazione e la distruzione di artefatti culturali, come libri, opere d'arte e strutture, e la soppressione di attività culturali che non si conformano alla nozione del distruttore di ciò che è appropriato. Le motivazioni possono includere quelle religiose (es. Iconoclastia ), come parte di una campagna di pulizia etnica per rimuovere le prove di un popolo da una specifica località o storia, come parte di uno sforzo per attuare un Anno Zero , in cui il passato e la sua cultura associata viene cancellata e la storia viene "ripristinata", la soppressione di una cultura indigena da parte di invasori e colonizzatori, insieme a molte altre potenziali ragioni.

Esempi di utilizzo del termine [ modifica ]

Il termine è stato usato per descrivere la distruzione del patrimonio culturale in relazione a vari eventi:

bullet La persecuzione dei bahá'í in Iran come causa di persecuzione religiosa è stata definita un genocidio culturale. [10] [11] [12]
bullet In riferimento alle politiche dell'Asse (in primis, la Germania nazista ) nei confronti di alcune nazioni durante la seconda guerra mondiale (ad esempio la distruzione della cultura polacca ) [13] .
bullet In riferimento alla Spagna franchista , il divieto dell'uso di lingue minoritarie come il catalano nello spazio pubblico, dalle scuole ai negozi, ai trasporti pubblici, o persino nelle strade, al divieto dell'uso di nomi di nascita catalani per bambini, alla persecuzione e distruzione di libri in lingua catalana, rinominazione di città, strade e tutti i toponimi dal catalano allo spagnolo, e abolizione del governo e di tutte le istituzioni culturali della Catalogna, con l'obiettivo della totale supressione e assimilazione culturale [14] : " Una politica di è stato implementato il genocidio culturale: la lingua catalana e simboli chiave dell'identità indipendente e della nazione catalana, come la bandiera (la senyera ), l'inno nazionale (" Els Segadors")e la danza nazionale (la sardana ) fu proscritta. Ogni segno di indipendenza o opposizione, infatti, fu brutalmente soppresso. L'identità catalana e di conseguenza la nazione catalana furono minacciate di estinzione " [15]
bullet Nel 2007, un membro del Parlamento canadese ha criticato la distruzione di documenti del Ministero degli affari indiani riguardo al trattamento dei membri delle Prime Nazioni come "genocidio culturale". [16]
bullet La distruzione dell'Azerbaijan di migliaia di lapidi armene medievali in un cimitero di Julfa e la successiva negazione dell'Azerbaijan secondo cui il sito era mai esistito, è stata citata come un esempio di genocidio culturale. [17] [18]
bullet Anche la filiale della Società giapponese per la promozione della scienza , l' occupazione tedesca della Polonia e l' occupazione giapponese della Corea sono stati citati come casi di genocidio culturale. [19]
bullet Nel 1989, Robert Badinter , un avvocato criminale francese noto per la sua posizione contro la pena di morte , usò il termine "genocidio culturale" in uno show televisivo per descrivere ciò che disse fosse la scomparsa della cultura tibetana in presenza del XIV Dalai Lama . [20] Il Dalai Lama in seguito avrebbe usato il termine stesso nel 1993 [21] e di nuovo nel 2008 . [22]
bullet Lo storico Jean Brownfield citò il trattato di Hartford del 1638 come "un chiaro ed esplicito esempio storico di un genocidio culturale, in cui il linguaggio e il nome Pequot erano fuorilegge e c'era chiaramente l'intenzione dichiarata che questa entità culturale avrebbe semplicemente cessato di esistere". [23]
bullet Tentativi esistenti del Partito Comunista Cinese di sopprimere l'uso del cantonese [24]
bullet La Commissione canadese per la verità e la riconciliazione delle scuole residenziali canadesi ha concluso che il sistema scolastico indiano canadese "può essere meglio descritto come 'genocidio culturale'" [25].

Riferimenti [ modifica ]

  1. Salta su^ Robert Jaulin (1970). La paix blanche: introduction à l'ethnocide (in francese). Éditions du Seuil.
  2. Salta su^ Gerard Delanty; Krishan Kumar (29 giugno 2006). Il manuale SAGE di Nazioni e nazionalismo . SAGGIO. p. 326. ISBN  978-1-4129-0101-7 . Estratto il 28 febbraio 2013 . Il termine "etnocidio" è stato usato in passato come sostituto del genocidio culturale (Palmer 1992; Smith 1991: 30-3), con il rischio evidente di confondere etnia e cultura.
  3. Salta in alto^ Raphael Lemkin, Atti che costituiscono un pericolo generale (transnazionale) considerato reato contro il diritto delle nazioni (J. Fussell trans., 2000) (1933); Raphael Lemkin, regola dell'asse nell'Europa occupata , p. 91 (1944).
  4. Saltate^ Hirad Abtahi; Philippa Webb (2008). La convenzione sul genocidio . BRILL. p. 731.ISBN  978-90-04-17399-6 . Estratto il 22 febbraio 2013 .
  5. Saltate^ Lawrence Davidson (8 marzo 2012). Genocidio culturale . Rutgers University Press. ISBN  978-0-8135-5344-3 . Estratto il 22 febbraio 2013 .
  6. Salta in alto^ VediProcura v. Krstic, Caso n. IT-98-33-T (Trib. Crim. Trib. Yugo. 2001), al par. 576.
  7. Salta su^ "Convenzione sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio, articolo 2, 78 UNTS 277" . 9 dicembre 1948. Archiviato dall'originale in data 2000-04-08.
  8. Jump up^ Progetto di dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigeneredatto dalla sottocommissione per la prevenzione delle discriminazioni e la protezione delle minoranze che richiama le risoluzioni 1985/22 del 29 agosto 1985, 1991/30 del 29 agosto 1991, 1992/33 del 27 Agosto 1992, 1993/46 del 26 agosto 1993, presentato alla Commissione per i diritti umani e al Consiglio economico e sociale in occasione della 36a riunione del 26 agosto 1994 e adottato senza votazione.
  9. Salta su^ "Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene" (PDF) . Nazioni unite. 13 settembre 2007. p. 5 . Estratto il 9 giugno 2015 .
  10. Salta su^ Ghanea-Hercock, Nazila (1997). "Rassegna di letteratura secondaria in inglese sulle recenti persecuzioni dei bahá'í in Iran" . Recensione di studi bahá'í . Associazione per gli studi bahá'i Europa parlante inglese. 7 . Estratto il 3 marzo 2013 .
  11. Salta su^ Nader Saiedi (1 maggio 2008). Porta del cuore: Capire gli scritti del Báb . Wilfrid Laurier Univ. Stampa. p. 377. ISBN  978-1-55458-035-4 . Estratto il 3 marzo 2013 .
  12. Salta su^ Frelick, Bill (Autunno 1987). "Baha'i iraniano e preallarme del genocidio" . Record di Scienze Sociali . 24 (2): 35-37 . Estratto 2013-03-03 .
  13. Salta^ William Schabas,Genocidio nel diritto internazionale: i crimini dei crimini, Cambridge University Press, 2000,ISBN 0-521-78790-4,Google Print, p.179
  14. Salta su^ 1920-2008., Benet, Josep, (1978-). Catalunya sota el règim franquista (1. reedició ed.). Barcellona: Blume. ISBN  847031064X . OCLC  4777662 . Controlla i valori della data in:(aiuto ) |date=
  15. Saltate^ R.), Hargreaves, John (John E. (2000). La libertà per la Catalogna:? Nazionalismo catalano, l'identità spagnola, e il Barcellona Olimpiadi Cambridge. Cambridge University Press. ISBN  9.780.521,586153 millions . OCLC  51.028.883 .
  16. Salta su^ Jorge Barrera (25 aprile 2007). " ' Obiettivo di genocidio' di insabbiamento alimentato: MP" . Toronto Sun. Archiviato dall'originale in data 2015-05-03.
  17. Salta su^ Storia Oggi, novembre 2007, "Le pietre sacre messe a tacere in Azerbaigian"
  18. Salta su^ Gruppo parlamentare Svizzera-Armenia, "The Destruction of Jugha", Berna, 2006.
  19. Salta su^ CGS 1 ° Workshop: "Genocidio culturale" e Occupazione giapponese della Corea(archivio"Durante l'occupazione della Polonia da parte della Germania (1939-1945) e l'occupazione della Corea da parte del Giappone (1910-1945), il divieto di uso della lingua nativa, la ridenominazione di persone e luoghi, la rimozione di indigeni da istituti di istruzione superiore, la distruzione delle strutture culturali, la negazione della libertà di fede religiosa e il cambiamento dell'educazione culturale hanno avuto luogo.Le istanze del genocidio culturale tedesco, che Lemkin ha preso come base, non possono essere ignorate quando conducono ricerche comparative. " le caratteristiche più evidenti dell'occupazione giapponese della Corea sono l'assenza di una consapevolezza della Corea come "colonia" e l'assenza di una consapevolezza dei coreani come "etnia separata".è difficile dimostrare se i leader del Giappone puntino o meno allo sradicamento della razza coreana ".
  20. Salta su^ Institut National de l'Audiovisuel (21 aprile 1989). Les droits de l'homme [ Diritti umani ]. Apostrofi (videotape) (in francese). Ina.fr . Estratto il 2 maggio 2015 .
  21. Vai su^ "Archivio delle dichiarazioni del 10 marzo" . Estratto il 4 gennaio 2015 .
  22. Salta su^ " ' Ottanta uccisi' in disordini tibetani" . BBC News . 16 marzo 2008.
  23. Salta in su^ Dott. Jean F. Brownfield, "Le caverne oscure di storia americana" (in avanti; Ch. 3)
  24. Salta su^ "La lingua cantonese potrebbe scomparire, dice la linguista UBC Zoe Lam" . Notizie dalla CBC. 29 aprile 2015 . Estratto il 2 maggio 2015 .
  25. Salta su^ "L'inchiesta forzata del Canada dei bambini aborigeni era 'genocidio culturale', rileva il rapporto" . New York Times. 2 giugno 2015 . Estratto il 2 giugno 2015 .