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martedì 26 dicembre 2017

L'immigrazionismo è la fase suprema del colonialismo

Dilettissimi fratelli e sorelle,

vengo qui a voi, in questo clima di riconciliazione e di sorellanza (fratellanza sarebbe politicamente scorretto) che le festività inducono, per confessarvi, sperando nella vostra indulgenza, una delle più sanguinose macchie nel mio passato che, se non candido, è forse meno lercio di quello di tanti altri. Ma questa macchia, questo peso, questo gravame di infamia nella mia biografia, ecco, io ve lo dico, ho cercato in tutti i modi di nascondervelo, ma ora non ce la faccio più: voglio entrare nel 2018 essendomi liberato dallo stigma della mia abiezione, dopo aver affrontato le vostre giuste reprimende; voglio fare atto di contrizione per l'abominio inconfessabile del quale sono stato capace; desidero purgarmi da questa mia colpa così flagrante, nella sua evidenza, che a tutti voi è evidentemente sfuggita, nonostante sia, almeno a valutarla col metro della cronaca odierna, la più infamante delle colpe.

Non voglio tenervi in sospeso, non voglio che l'angoscia vi opprima, e ho ansia di sottopormi ai riti espiatori che voi, col vostro illuminato giudizio, saprete propormi:
fra il 2001 e il 2005 ho insegnato nel corso di laurea in Economia della cooperazione internazionale e dello sviluppo (ECIS), laurea triennale attivata dall'Università di Roma "La Sapienza", per i cui studenti scrissi questo testo.





[...]





Ma...











Ma...










Ma...












Ma come?




Ma veramente non riuscite a capire quale abisso, quale sprofondo, quale baratro di infamia e di ignominia ciò rappresenti? Ma come potete essere così ottusi, così nzenzibbbili, così fascisti!?

Scusate, le parole hanno un significato: cooperazione internazionale, capite? Cooperazione coi paesi in via di sviluppo, vi rendete conto?, insomma: cooperazione allo sviluppo. Sarebbe
questa cosa qui, sarebbe...

E voi non vedete...

Ma allora... ma allora forse avrei potuto tacere, e la mia turpitudine vi sarebbe rimasta celata: avrei perso per sempre il rispetto di me stesso, ma avrei potuto sostituirlo col vostro (una sostituzione di rispetti...). Ormai, però, è troppo tardi. Ormai, se non vi confessassi io il mio lurido segreto, sareste voi a sollecitare da me quest'opera di dolorosa verità. Devo applicare il ferro rovente della più profonda e caustica contrizione su questa piaga purulenta della mia anima. Devo farlo, e lo farò: forse, il modo più naturale per farlo è confessarvi quand'è che ho perso il rispetto di me stesso.

Non è passato molto tempo: è successo leggendo
questa articolessa, o forse una articolessa consimile. Non capite? Non mi ero accorto di aver partecipato a un progetto nazifascioleghistxenopopulistrassista. Perché, cari amici, per definizione la Cooperazione allo sviluppo si occupa di aiutare le popolazioni in via di sviluppo a svilupparsi (appunto) a casa loro. E aiutare i popoli "a casa loro" è ormai irrimediabilmente, irrevocabilmente, inappellabilmente un progetto di destra! Sono stato, se pure a mia insaputa, nazifascioleghistxenopopulistrassista, perché, si sa, solo i nazifascioleghistxenopopulistrassisti desiderano che ogni comunità si sviluppi in autonomia, si riappropri dei propri territori e delle proprie risorse e le utilizzi per aumentare il proprio benessere, emancipandosi dalle logiche predatorie, retaggio del colonialismo. Le signorine di buona famiglia di sinistra, quelle che ex cathedra separano i salvati dai sommersi, come in un allegorico Giudizio Universale, loro, lo sanno che questo è fascismo: l'unica risposta a tutti i problemi di quello che una volta chiamavamo terzo mondo (e ora non più, per timore di doverci classificare al quarto posto) è l'immigrazionismo: non aiutarli a creare ricchezza, ma condividere con loro la nostra ritrovata povertà (relativa, va da sé).

Dice: ma il Ministero degli Affari Esteri ha una
Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo! E cosa volete che vi dica? Questi funzionari, che si occupano di gestire programmi di cooperazione (cioè, in soldoni, di aiutare i nostri fratelli meno avvantaggiati a casa loro), sono in tutta evidenza un covo di nostalgici: la mattina, entrando in ufficio, si saluteranno col braccio teso, avranno tutti la felpa verde, e il busto del Duce sul tavolo, perché aiutare le popolazioni in via di sviluppo a casa loro è fascismo: andate su Twitter, chiunque ve lo dirà: non avrete nemmeno bisogno di interpellare Saviano!

Dice: ma anni e anni di letteratura scientifica sull'
economia di sviluppo, con tanto di riviste peer reviewed, di premi Nobel (da Kuznets in giù)... Tutto ciarpame intellettuale fatto per tacitare le coscienze e distogliere dalla vera soluzione del problema, che è e resta una sola, quella che il coro angelico delle anime belle compattamente, massicciamente, tetragonamente ci indica: accoglierli a casa nostra.

Ora sapete.

Questa è la macchia che grava sul mio passato.

Pensate come avrebbero fatto strame di me i leoni da tastiera di cui ho aperto la gabbia
con questo tweet, se solo avessero saputo che nel mio passato c'era la smoking gun, la prova inoppugnabile della mia comunione di intenti con quel progetto fascioleghista che fu ECIS!

Un'esperienza (quella dell'apertura delle gabbie - anche ECIS comunque non scherzava!) ai confini della realtà, che vi consiglio di fare con me scorrendo le centinaia di risposte deliranti fornite da personaggi improbabili sia direttamente a me, sia nei dibattiti ancillari al mio post. Credo non ci sia nulla di più salutare e istruttivo per farvi capire bene qual è la radice del male, qual è il problema.

Basterà osservare una cosa: non sono riucito a trovare uno, che sia uno, fra gli iussolisti con la bava alla bocca che non avesse rituittato Cottarelli o Boeri o roba simile.

Questo la dice lunga su molte cose.

Intanto, sulla sbalorditiva ingenuità di questi soggetti: una variopinta congerie di precari in rampa di lancio verso un ramingo futuro da
expat (che si vendicano esternando livore razzista verso un paese che disprezzano perché non li ha saputi valorizzare, ma la cui cittadinanza infamante vogliono elargire manibus plenis - o anche no, perché poi dalla discussione è emerso che la legge de cujus non è che apportasse radicali cambiamenti : ma di questo parleremo un'altra volta); decrescisti col portafoglio degli altri, incapaci di comprendere che questa battaglia in difesa delle nazionalità (e della sua salvifica attribuzione ai nostri fratelli immigrati) viene, stranamente, da quella parte politica che ha fatto della demonizzazione della nazionalità l'unica prospettiva messianica, irenica, palingenetica del proprio orizzonte politico: la dissoluzione di questa "polvere senza sostanza" nella super-nazione Europea essendo l'unica nostra fonte di salvezza (per gli iussolisti furbi, quelli che siedono in Parlamento); dottori di ricerca in storia del cetriolo a pois, giustamente remunerati dal mercato accademico con una qualche cattedra precaria in qualche liceo di qualche provincia, incapaci di discernere alcuni ovvi principi sui quali mi appresto ad intrattenervi.

Ecco: diciamo che la giornata di ieri ha dimostrato che essere imbecille non è necessario, per essere immigrazionista. Però aiuta. Con pochissime eccezioni (pochissime e temporanee, aggiungo), i miei gentili interlocutori, nonché rituittatori dei volenterosi carnefici dell'austerità, appartenevano in tutta evidenza al novero delle vittime di quelle politiche scellerate che questo blog nacque per denunciare, prevedendone lo scontato fallimento, quando farlo era un atto di coraggio. Ora farlo è una banalità, e quindi tutti dicono che l'austerità è stata un errore, tranne due categorie di persone: la dott.ssa De Romanis (che fa categoria a sé), e alcune vittime dell'austerità, quelle diversamente lungimiranti.

Mi sono fatto l'idea, leggendo certe risposte (del tipo: "sono i vecchi com voi che ci hanno rubato il futuro, non 800000 ggiovani di colore" o similare), che l'ansia immigrazionista certi imbecilli ce l'abbiano perché hanno abboccato al racconto demagogico e fattualmente infondato di Boeri, quello secondo cui "gli immigrati di pagano la pensione". Un gran mischione dove si confonde immigrazione interna (all'UE) ed esterna, lavoratori regolari e immigrati clandestini, e dove, soprattutto, non si chiarisce che i contributi li paga chi lavora, non chi immigra, e che il governo italiano in questo momento avrebbe la priorità di riportare il tasso di disoccupazione italiano almeno sotto le due cifre?

"Rassisstaaaaaaaa! Dici prima gli italianiiiiiiii!"

No, non è così, è un po' (parecchio) diverso. Io, che mi occupavo di terzo mondo quando gli imbecilli no border erano imbecilli no global (cioè erano imbecilli, cioè erano quello che sono e resteranno), parto da un presupposto molto semplice: quello che mi sento ripetere ogni volta che, da nazifascioleghistxenopopulistrassista, prendo l'aereo per girare il mondo. La mascherina dell'ossigeno devi metterla prima a te, e poi a chi ti sta accanto (se non ce l'ha fatta), per il semplice motivo che da svenuto non puoi aiutare nessuno. Il nostro paese è stato distrutto da quelli che ci propongono come panacea i lavoratori altrui (dopo averci proposto come panacea la moneta altrui, e chi è qui sa fare il collegamento), e un paese distrutto semplicemente non ha risorse per aiutare nessuno: non è questione di alloctoni o di autoctoni. Ci sarebbe poi l'altra questione su cui ci siamo soffermati: non esiste un diritto all'immigrazione,
nessuna dichiarazione dei diritti dell'uomo lo sancisce (et pour cause), mentre esiste un dovere di accogliere i rifugiati, e questo dovere non riusciamo ad esercitarlo con sufficiente solerzia proprio perché, per motivi scellerati, abbiamo mandato al potere gli immigrazionisti: quelli che, ideologicamente, vedono nella libera immigrazione in Italia la soluzione dei problemi del mondo, senza se, senza ma.

Certo, i nostri aiuti allo sviluppo sono cronicamente insufficienti. Lo sono sempre stati proprio perché l'egemonia culturale e politica è stata esercitata dai neoliberisti (cioè dagli idoli degli
iussolisti scemi - e anche di quelli furbi), i quali, come sappiamo, vogliono reprimere la spesa pubblica - qualsiasi spesa - sotto la fulgida egida del "non ci sono risorse"! Oggi il problema è aggravato dal fatto che, per motivi tanto assurdi quanto noti, parte delle risorse che potremmo dedicare all'emancipazione di quei popoli (tema che la sinistra, inutile dirlo, oggi aborre), viene dedicata al loro traghettamento (pudicamente proposto come salvataggio contro ogni evidenza e contro ogni scandalo). Ma naturalmente le risorse ci sarebbero sia per traghettare, che per emancipare. La scelta di fare solo una di queste cose è una scelta politica, ed è, attenzione!, una scelta nella quale la sovranità popolare non è stata coinvolta, venendo completamente sovrastata da quella di organizzazioni ormai chiaramente individuabili come braccio operativo di un progetto esogeno al nostro paese. Del resto, non fanno molto per nasconderlo...

Naturalmente, gli
iussolisti scemi erano praticamente tutti europeisti. Eppure, non ce n'era nemmeno uno che notasse come da questo dibattito l'Europa fosse totalmente assente, sia in chiave comparativa (per lo iussolista scemo l'Italia è merda - e di questa merda vuol coprire chiunque prenda un gommone per arrivarci - ma cosa accada negli altri paesi europei, se provate a chiederglielo, non ve lo sa dire...), che in chiave propositiva (ma cazzo, credete tanto a Leuropa, e allora invocatela per risolvere il problema!) Sì, perché c'è questa strana caratteristica dell'immigrazionismo, che più di essere un'ideologia è una religione (con tanto di pensiero magico). In quanto religione, ha una sua terra promessa, che però è una e una sola: l'Italia - che fra l'altro è esattamente quella dove molti di quelli che arrivano non vorrebero restare! Ma, ecco, vedete, anche qui ce ne sarebbe da dire. Perché un'altra cosa colpisce nello iussolista: a lui di cosa realmente voglia chi arriva qui importa sostanzialmente sega. Dice: "io a sto bimbo la nazionalità di questo paese demmerda gliela devo da dà, a tutti i costi!". E se lui non la vuole? E se ricevendola perde quella del suo paese di origine (o di origine dei suoi genitori)? E se lui qui non vuole restarci? E chi se ne frega! Ogni religione vuole sacrifici, e le vittime dell'immigrazionismo sono, naturalmente, gli immigrati.

Basta sottolineare l'ovvio motivo che un processo così complesso non dovrebbe essere affidato alla carità pelosa di organizzazioni arroganti e non trasparenti, che tanta parte hanno avuto nel generare il traffico (e quindi le vittime). Poi, perché c'è un problema di fondo, strutturale, quello cui accenno nel titolo. Inutile girarci intorno: vale a livelli internazionale quello che è valso qui, a casa nostra, per tanto tempo.
L'immigrazionismo, con buona pace dei tanti razzisti che pure circolano e che non hanno la mia simpatia, altro non è, da parte delle ex potenze coloniali, che una fase ulteriore di appropriazione delle risorse delle ex colonie. Dopo averle depredate delle loro risorse naturali, le deprediamo delle loro risorse umane. Sì, ho visto obiezioni allucinanti su Twitter: "Ma qui vengono solo sfaccendati, ruffiani e puttane!" Questo è quello che vedete voi, e non voglio discuterlo. Diciamo che l'Italia ha mandato negli Stati Uniti Gabriele Capone (il padre di Al) e Enrico Fermi (il padre della bomba atomica), in tempi e per motivi diversi. Suppongo che gli americani si saranno lamentati molto del primo, e un po' di meno del secondo. Suppongo anche che qualche razzista commenterà che non abbiamo ancora visto l'Enrico Fermi del Niger. Avrei un'obiezione a questo argomento, ma a me interesse metterne in risalto un altro: se pure quelle che vediamo per strada fossero solo braccia rubate all'agricoltura (sposo la vostra tesi) sarebbero, appunto, braccia rubate all'agricoltura di paesi nei quali l'autosufficienza alimentare non è un dato banale. La forza lavoro è una risorsa, è un fattore produttivo, e la libera mobilità dei fattori produttivi è benefica e equilibrante solo nei modelli neoclassici, cioè nell'ossatura ideologica del liberismo oltranzista. Noi qui abbiamo visto che la mobilità del lavoro è particolarmente destabilizzante perché tende ad amplificare il divario fra paese di provenienza e di destinazione. Nel modello neoclassico, ogni bracciante che parte dal Niger contribuisce a far aumentare il salario di quelli che restano. Nel mondo reale, contribuisce a impoverire il paese. Questa non è una mia idea nazifascioleghistxenopopulistrassista, e non è nemmeno solo una congerie di elucubrazioni teoriche di economisti che "non sono scienziati" (altro ritornello neoliberista cui gli iussolisti scemi, in quanto scemi, sono particolarmente sensibili, come potrete vedere): è anche quanto i vescovi africani vedono e stigmatizzano, perché vale, su scala minore, quello che vale per noi: anni e risorse spesi per istruire persone, che poi vanno altrove, creando un danno al paese di origine.

Ma questo, agli immigrazionisti, non interessa: a loro della vita in Burkina Faso, o in Sierra Leone, frega cazzi! Ben contenti e soddisfatti di essere nati dalla parte giusta del mondo, e, in questa parte giusta, di essere nati dalla parte giusta dello spettro ideologico, a loro interessa solo che qualcuno venga qui a "pakarglilapensione", perché così gli hanno detto che succederà i giornali dei padroni, cui loro, da buoni imbecilli di sinistra, credono, perché Gramsci per loro se va bene è un liceo, se va male una strada, e nella maggior parte dei casi non è niente.

Questa è la feccia con la quale dovremo ricostruire questo cazzo di paese, non so se è chiaro: una torma di imbecilli sottoproletarizzati da decenni di propaganda a reti unificate, pronti a sollevarsi (sotto l'egida di ogni e qualsiasi organizzazione imperialistica i loro caporioni gli propongano in base alle loro logiche elettoralistiche) per difendere progetti la cui matrice ultraliberista (quindi fallimntare e fascista) dovrebbe essere immediatamente leggibile da chiunque avesse delle minime basi di storia del pensiero, ma anche di mero buon senso.

E invece gnente.

E ora venitemi a raccontare che il problema è fare il partito del 51%!








(...
i refusi li lascio a voi: tanto vi dovevo, e ora giro pagina...)