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venerdì 13 marzo 2020

https://goofynomics.blogspot.com/2020/03/il-crepuscolo-dei-babbei.html#comment-form

Il crepuscolo dei babbei

Che spettacolo!

Non so se e quanto ve ne rendiate conto.

Certo, non se ne possono rendere conti i turisti del dibattito, quelli arrivati qui perché "ce sta quer senatore strano da a Lega che c'a er blogghe". Non se ne possono rendere conti gli operatori informativi che una pulsione voyeuristica spingesse qui, su queste pagine, alla ricerca di materiale con cui scrivere il pezzo di colore che attiri qualche sprovveduto, nell'inane speranza di sottrarre le loro testate al meritato e quindi inevitabile fallimento. Ma a quelli di voi che hanno una consuetudine "risalente" con queste pagine, pur nell'angoscia di queste ore, nella giustificata apprensione per la salute propria, e dei propri cari, nella motivata ansia e irritazione per il comportamento sinceramente incomprensibile di un Governo che si ostina pervicacemente a decidere di non decidere su niente, ne sono certo, a tutti loro, questa situazione strapperà anche un sorriso più o meno agrodolce.

Alla cialtronaglia mediatica fatta di buffoni di corte laureati in qualsiasi cosa non fosse l'economia, al clero secolare degli ordinari di alto bordo, incapaci di prezzare un litro di latte o di compilare un F24 (che, lo dico per quelli dalla desinenza tronca, non è un caccia americano), al pattume degli "esperti" di qualsiasi risma, partoriti da centri studi lautamente finanziati per fare propaganda terroristica priva di qualsiasi appiglio con la prassi e i risultati della ricerca scientifica, a questi nani del pensiero, a queste ballerine della politica, possiamo dedicare le parole che Leopardi dedicò al grande amore della sua vita (o almeno, così ce la raccontarono al liceo, perché poi crescendo l'abbiamo sentita raccontare in modo... diverso):

All'apparir del virus
tu misera cadesti...

Eh, la cialtronaglia, poverina, si ritrova oggi sguarnita, debellata dalla sua stessa pochezza culturale, che è in molti casi pochezza intellettuale (non è mica scritto da nessuna parte che si debba essere tutti intelligenti allo stesso modo), ed è evidentemente in tutti i casi pochezza umana, incapacità di mettersi nei panni dell'altro, di comprenderlo, di compatirlo, di soffrire con lui il comune destino, la comune fragilità umana, e di arrivare, così, alla conclusione cui inevitabilmente giunge chiunque comprenda e compatisca: la vita umana è troppo breve e precaria (lei sì!) perché la si debba sprecare in vane contese, perché se ne possa ignorare, e anzi deprecare, la sua dimensione naturale, che è sociale e politica.

Quante ne hanno prese, i babbei che per anni ci hanno vilipeso solo perché affermavamo limpide e comprovate verità, quante ne hanno prese, in queste ultime poche ore...

Ma rivediamole insieme, a partire dalla sberla che si sono presi a seguito delle dichiarazioni di quella dalla vita sessuale appagante (se ci potessimo permettere un consiglio, sarebbe appunto quello di tornare a dedicarsi ad essa, magari professionalmente): "we are not here to close spreads"... Questo improvvido "whatever it takes" al contrario non ha mancato di suscitare un certo scompiglio nei mercati, per i quali, in tutta evidenza, le cose dovrebbero andare in un tutt'altro modo, cioè come noi (io e Claudio, in particolare) abbiamo sempre detto.

In sintesi: lo spread non è un fenomeno fiscale, non dipende dal deficit, come ritenevano certi pavidi e afoni civil servant, con l'occhio spalmato sui terminali Reuters. Lo spread è, viceversa, principalmente un fenomeno monetario, per la semplice ragione che le banche centrali, se vogliono, possono, con la loro illimitata potenza di fuoco, decidere di acquistare i titoli che "il mercato" dovesse rifiutare, sostenendone quindi il prezzo, e tenendo di converso basso il loro tasso di interesse (la relazione fra prezzo e tasso di interesse voi la sapete). La situazione, in questo senso, è ben diversa da quando "iMercati" nel 1992 speculavano contro la lira. Allora la Banca centrale, cioè la Banca d'Italia, per sostenere il prezzo della lira (cioè il suo tasso di cambio) doveva acquistarla pagandola ovviamente non in lire (che gli speculatori appunto vendevano), ma in marchi o in dollari, di cui aveva una dotazione limitata. I dollari o puoi stamparteli, o prima o poi finiscono; ma siccome puoi stamparteli solo se sei la Fed, se sei la Banca d'Italia va a finire così.

La situazione adesso è ben diversa: ora "iMercati" speculano contro gli Stati dell'Eurozona vendendo titoli denominati in euro, e quindi la Banca centrale (cioè la Bce), che gli euro può stamparli (e lo sta facendo), ovviamente può continuare ad acquistare questi titoli indefinitamente, volendo farlo. Più esattamente, può farlo sul mercato secondario (precisazione inutile sia per chi le cose le sa che per chi non le sa).

In questo senso, e solo in questo senso, essere entrati nell'euro in teoria ci proteggerebbe dalla speculazione.

Per questo motivo, non appena la signora dalle doti nascoste ha detto che lei in pratica non era intenzionata a garantire un ordinato svolgimento dei mercati, questi, ovviamente, hanno risposto in modo disordinato:


(la conferenza stampa era nel pomeriggio del 12 e l'impennata dello spread è evidente).

Non è che ci volesse un grande intuito per indovinarlo, tant'è che fra quelli del mestiere c'è anche chi dice che lo abbia fatto apposta. Nessuno però è in grado di dirmi, fra quelli bravi, quale sarebbe stato lo scopo di una scemenza simile. Che cosa voleva fare? Andare in challenge col Governo italiano per quale motivo? Far capire ai tedeschi che la musica era cambiata? Ma la musica l'ha cambiata un esserino di 100 nanometri (mille angstrom, per capirci), che senza tanta prosopopea, senza tanta morgue (che in francese, significativamente, vuol dire sia alterigia che obitorio...), si sta incaricando di riavvicinare alla durezza del vivere tutti, anche quelli che, nati nella bambagia, vissuti negli agi e nel distacco dalle cure della vita terrena, auguravano agli altri questo salutare esercizio nella consapevolezza di non doverlo mai sperimentare.

Se sapeste quante ne sento, grazie alla mia modesta rete internazionale... trovereste meno inspiegabili certi repentini cambi di orientamento!

No, nessuna raffinata strategia. Solo tanta inadeguatezza e un po' di stupidità. Ma, come ben sapete, dal letame può nascere un fiore. E infatti, dalla gaffe (per così dire) della signora molto in forma per la sua età è nato il fiorellino esile, gracile, e tanto più prezioso quanto inatteso, di una verità. E guarda caso, a dircela, questa verità, è arrivata l'ultima persona da cui ce lo saremmo aspettato, tali e tante erano state le volte in cui aveva affermato il contrario (cioè il falso). "La Bce se necessario può concentrare i suoi acquisti di titoli per sostenere un qualsiasi paese membro". In altre parole: la Bce può, se lo desidera, governare gli spread (il modo ve l'ho spiegato sopra).

Fine delle balle, fine dell'"ha stato Borghi", fine della "teoria fiscale dello spread", già colpita a morte dal fatto che lo spread era calato (non aumentato) quando il Governo italiano aveva annunciato che avrebbe quasi triplicato lo sforzo fiscale inizialmente proposto, portandolo a 25 miliardi (era mercoledì 11, si vede nel grafico qua sopra). E infatti le parole di Visco hanno temporaneamente riportato ordine sui mercati, con una chiusura dello spread, molto marcata, ancorché momentanea (e anche questo lo si vede nel grafico).

Si apre viceversa, per ora informalmente, poi formalmente con una class action, l'epoca del diritto e della ragione, in cui qualcuno dovrà capire che se in pressoché tutte le lingue, tranne che nel bancacentralese, indipendenza e responsabilità sono due parole diverse, un motivo ci sarà, ed è che chi è indipendente, e in quanto tale esercita un grande potere, deve essere più, non meno responsabile, degli altri. Certe dichiarazioni a mercati aperti ce le ricordiamo tutti. Da oggi, inoltre, ci ricordiamo che se un paese dell'Eurozona dovesse subire una crisi dello spread, sarà solo perché e nella misura in cui la Bce lo starà tollerando (o provocando). L'ha detto, per quanto implicitamente, Visco, quindi sarà vero...

Ma mica finisce qui!

Perché a quelli delle regole europee, delle generazzzzioni future, e via scemenzando, la sberla più grossa l'ha data un loro amico, un tedesco, Scholz. Io l'avevo ben detto in Senato, di fronte a un'aula semideserta, quale fosse la strategia più corretta da seguire e perché l'emergenza offrisse una opportunità tattica:



Ma i piddini, in riunione, non volevano saperne: "Non possiamo dare al Governo l'impegno a fare qualsiasi cosa sia necessaria, non possiamo rilasciare deleghe in bianco...". Poi, oggi, il whatever it takes fiscale chiesto, in particolare, da Brunetta, è arrivato: prestiti illimitati alle imprese fino a concorrenza di 550 miliardi (ma ovviamente alle imprese tedesche).

E mica solo questo! Perché gli arancioni sono arrivati di rincalzo: 90 miliardi per il sostegno della loro economia (fiscalmente parassitaria).

Noi, come al solito, imbecilli subalterni...

Tant'è che io, che ho un buon carattere, non ci ho visto più dalla rabbia e ho mandato a un collega che mi sta simpatico (sono un debole), questo messaggio:

Vedi, so che può sembrare strano e presumo che possa non essere ricambiato, come sentimento, ma tu mi sei molto simpatico: hai una ottima postura e sei intellettualmente onesto. Ora, ti scrivo solo per sottolineare che avremmo potuto per una volta provare a essere come Paese leader anziché follower. Nota bene che la vostra timidezza per me, politicamente, dovrebbe essere un'opportunità: vi espone ad attacchi. Eh... quanta pazienza ci vuole a far politica in un sistema che falsa tutte le vere dinamiche (quelle di classe)!

La risposta è stata abbastanza sorprendente:

In effetti non mi aspettavo che la Germania uscisse con questi ordini di grandezza. 
Probabilmente hai ragione per l’altro giorno.

Voi, che siete abituati a vedermi aver ragione da nove anni a questa parte, non sarete sorpresi del fatto che io avessi ragione, quanto del fatto che qualcuno potesse aspettarsi che i tedeschi rispettassero le regole! E chi dovrebbe riprenderli? Gentiloni!? Ma dai...

E poi loro le regole se vogliono le cambiano, le hanno già cambiate: basta aiuti di Stato (i loro non lo sono stati mai, i nostri sempre), basta austerità (per loro, a noi troveranno il modo di applicarla), ecc. Ma è una novità? C'è da esserne sorpresi? Non sono anni che va avanti questa storia?

E quindi, quante altre novità ci aspettano nel prossimo futuro, che per noi non saranno tali! Immagino che scopriremo che il debito pubblico non implica alcun particolare fardello sulle generazioni future (pensate: lo diceva perfino Milton Friedman, ma che volete che ne sappia quel burbanzoso giovinotto del contado), e poi scopriremo che uno Stato sovrano può emettere moneta per finanziarsi (è scritto su tutti i manuali di macroeconomia), e via dicendo, di sorpresa in sorpresa (per gli altri).

Noi ci ricorderemo i nomi di chi ci ha mentito (e io so chi lo ha fatto sapendo di farlo, e, non essendo Pasolini, ho le prove: quante lettere a base di "Bagnai, lei ha perfettamente ragione, ma...").

Chiudo con una rapida glossa.

Non so se state seguendo i miei consigli di lettura. Dovreste. Se non li avete seguiti, non capirete subito quello che sto per dire: lo capirete fra un po'. Lo capirà subito l'autore del libro, perché se tanto mi dà tanto, non essendo uno scemo, sarà qui (in disaccordo, ma ci sarà). La glossa è questa: la débâcle cui stiamo assistendo non è solo la sconfitta di un governante dissimulatore, narcisista e accentratore, che diffidente come un imperatore della decadenza affastella sulla propria scrivania tutte le pratiche per non risolverne nessuna; non è solo la rotta di una maggioranza variegata e incompetente, incapace di decisione perché incapace di visione; ma è anche e ahimè soprattutto la rovinosa disfatta del deep state italiano, di quel cordone sanitario di civil servant di alto bordo posti dal potere a perimetro e custodia dei politici, il tracollo di quegli uomini che effettivamente sono, anche quando non lo rivendicano con amabile alterigia, il potere.

Bene.

Quello che preoccupa me è che quel potere, quel deep state, con la vicenda del coronavirus (ma in effetti anche con altre) ha dimostrato di essere platealmente inadeguato. Lo ha dimostrato sottovalutando le situazioni, lo ha dimostrato perdendo il controllo dell'ordine pubblico, lo ha dimostrato (più prosaicamente, ma non meno significativamente) mandando in giro decreti, ordinanze, editti, grida, tutti confusi e contraddittori, e tutti accomunati dal fatto di essere scritti, mi duole dirlo, me ne spiaccio, me ne vergogno, me ne scuso, ma devo dirlo: col culo! Dove sono i capi ufficio legislativo competenti, i capi di gabinetto callidi e lungimiranti, le segreterie tecniche agguerrite e reattive di una volta? Il contatto con l'antipolitica deve aver contaminato anche loro. Ogni antitesi ha bisogno di una tesi, perché si giunga a sintesi. E qui, tutto è solo degrado: degrado la politica, quindi degrado l'alta amministrazione, costretta ad esondare dalla sua funzione di servizio in una funzione di supplenza che non le compete e in cui, fatalmente, non può dare il meglio di sé, non più di un fegato che venisse trapiantato al posto di un cuore.

Questo è quello che mi preoccupa realmente. Al resto si può passare sopra, o lo si può comunque affrontare e superare. Ma la Narrendämmerung, il nostro peculiare Ragnarök, non sarà una passeggiata per nessuno.

Intanto, pensate alla salute, e non preoccupatevi se mi vedete così negativo. In certe circostanze è decisamente meglio esserlo...