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Sull'ordine dei lavori

(...visto che per un po' dovrete star chiusi in casa, vi offro un post un po' lunghetto, come quelli del bel tempo andato, che potrebbe anche essere il primo passo di un nuovo percorso didattico, ove mai non avessi quotidiana conferma del fatto che il percorso fatto fin qui sia stato sostanzialmente inutile...)


Interrompo la lettura dell'AS 1746, di cui mi sono provvidamente nominato relatore, per segnalarvi alcune varie ed eventuali che potrebbero esservi sfuggite. In particolare, voglio darvi qualche informazione che vi aiuti a seguire meglio me e i lavori del Parlamento.

Seguire me

Twitter

Probabilmente mi avrete conosciuto qui o su Twitter. Avrete forse capito che uso Twitter per cercare di informarmi (ci ho trovato, ad esempio, l'interessante articolo del New England Journal of Medicine dove si stabilisce che il paziente zero era dove statistica voleva che fosse...), o per distrarmi in compagnia degli amici più cari (o comunque delle persone spiritose che questa community di sciroccati produce). Ne consegue che blocco senza pietà e anche senza motivo noiosi o disinformatori (non solo i professionisti: anche i dilettanti). Ricordatevi la legge di Guerrato: se interagite con me, ma avete meno di 100 follower, il blocco è un'eventualità molto probabile. Ricordate anche la legge di Gibilisco: se interagite con me, ma anche se non lo fate, e avete la bio in inglese, il blocco è una certezza.

Telegram

Aspettando l'inevitabile epilogo (la censura assoluta dei social, o comunque forti limitazioni alla libertà di espressione, inclusa quella dei parlamentari) ho attivato un canale Telegram, la cui linea editoriale è molto semplice: lo uso per condividere rapidamente flash di agenzia e documenti (ordini del giorno dei Consigli dell'Unione Europea, disegni di legge, decreti legge, dossier o note di lettura parlamentari), senza molti commenti. Si tratta di roba comunque pubblica, roba pubblica che però avreste difficoltà a trovare (un po' meno se arriverete in fondo a questo post). Anticipazioni non ne do, anche se ovviamente mi arrivano, come a tutti: non sono un grillino, e poi non voglio giornalisti trai piedi. Considero la loro presenza nei miei social un'intrusione, una violazione della mia intimità: ma capisco che questa è una mia fisima che deriva dal rapporto molto personale e privato che ho stretto con voi negli anni in questo luogo pubblico. Uso Telegram (come Twitter) anche per informarvi della pubblicazione dei post di questo blog, perché ho come la sensazione che Google non sempre lo faccia. Seguendomi su Telegram restate al corrente degli sviluppi dell'attualità politica ed economica e avete le basi documentali per valutare il lavoro dei disinformatori certificati (quelli iscritti all'ordine, per capirci).

Instagram

Per disciplina di partito mi sono iscritto a Instagram. Confesso che inizialmente ero molto riluttante, e poi, invece, ho cominciato a divertirmi. Su Instagram non parlo né di economia né di politica e schianto subito chiunque desideri farlo. Ci vado per rilassarmi e per condividere con voi il ricordo di momenti passati in mezzo alla natura, o in mezzo all'arte. Se vi interessa, bene. Se non vi interessa, meglio.

Facebook

Altresì per disciplina di partito ho aperto una pagina Facebook. Non la gestisco direttamente, e ha una linea editoriale molto semplice: vi informa sui lavori della Commissione e sui miei eventi, oltre a essere usata per condividere i post e le dirette dei miei colleghi di partito. Intervengo su Facebook di rado, rispondo di radissimo ai commenti, e non rispondo mai ai vari messaggi. Non so nemmeno come si faccia, e non voglio saperlo. Ho due indirizzi email pubblici, perché tenuto ad averli nella mia qualità di dipendente di due amministrazioni, chi vuole mi scrive lì, e chi non ci riesce è un grillino (alcuni capiranno, agli altri è inutile spiegarlo). Peraltro, quando decadrò dalla Presidenza di Commissione ho come l'idea che la pagina resterà silente, considerando che non avrò più risorse da dedicare a chi attualmente se ne occupa.

Questo è quanto vi occorre sapere per seguire me, quando non potete farlo qui.

Seguire i lavori parlamentari

Abbiamo ormai capito che "open" è il nuovo numero della Bestia, il 666 del grande capitalismo finanziario. Ad alcune sue declinazioni, quali ad esempio quelle riferite all'attività parlamentare, si applica il noto aforisma del Pedante: "se non serve a niente, serve a qualcos'altro". Sì, perché dato che il Senato (e la Camera) sono due istituzioni estremamente "aperte" e trasparenti (tutti gli ordini del giorni e gli atti sono resi disponibili con congruo anticipo in formato digitale, alcune sedute di Commissione e tutte quelle dell'Assemblea sono trasmesse in streaming e comunque i resoconti sommari o stenografici di tutte le sedute sono disponibili a stretto giro sulle pagine delle Commissioni o dell'Assemblea, ecc.), sinceramente "aprirle" ulteriormente è inutile, e, per dirvela tutta, non è poi difficilissimo capire a che cosa serva oggettivamente tanto inutile zelo: a fornire un'idea totalmente distorta di cosa sia il lavoro politico parlamentare, e quindi di come si misuri la sua produttività. Missione compiuta. Anche voi, come tutti, siete stati convinti che il lavoro del parlamentare sia "fare leggi" e si esegua schiacciando tasti "secondo coscienza" in Aula. Il lavoro di Commissione e quello politico, preliminare allo schiacciamento del tasto in Aula, che è per lo più un gesto politico meramente simbolico, non esistono, non vi vengono spiegati, e anzi vi è stato insegnato a demonizzarli, a considerarli cosa spregevole (mi riferisco, ovviamente, al lavoro politico in senso stretto, cioè a quello di confronto, anche informale, di mediazione e di compromesso).

Per rimediare ai danni di questo attentato alla democrazia, non meno grave e anzi più radicale dell'attentato all'economia per rimediare al quale aprii questo blog, ci vorrebbero anni, e sinceramente non so nemmeno quanto possa valere la pena avviare un percorso didattico qui con voi, o in altre sedi.

Tuttavia visto che, come vi dicevo, fra un po' potrei non essere in grado di informarvi puntualmente (via Facebook) del lavoro parlamentare in Commissione, vorrei comunque spiegarvi come potete documentarvi da soli, e poi, se avanzasse tempo, vi vorrei chiarire un paio di cose su come va "er monno", prendendo spunto dalle sollecitazioni che mi sono arrivate da due cittadini, e che tradivano una certa inconsapevolezza, del tutto comprensibile e non censurabile, dei meccanismi parlamentari e di come quindi incidere eventualmente su di essi.

Allora: per capire che cosa si fa in 6a Commissione basta andare sulla sua pagina, che raggiungete cliccando nella home sulla sezione Commissioni:


Vi troverete di fronte questa schermata:


in cui vi prego di notare che a sinistra trovate incolonnate le 14 Commissioni permanenti e le Giunte (regolamento, elezioni, biblioteca), mentre a destra potete accedere agli ordini del giorno delle Commissioni riunite e congiunte, e alle pagine delle bicamerali (e a tante altre cose, ma qui mi soffermo sull'essenziale).

Non me ne occuperò oggi, ma intanto vi spiego che le Commissioni riunite si hanno quando un atto viene assegnato per l'esame a più di una Commissione. Esempio chiaro: la riforma della giustizia tributaria, il cui esame è stato assegnato alle Commissioni 2a e 6a del Senato. Le Commissioni congiunte si hanno quando per economia dei lavori una determinata procedura informativa viene svolta simultaneamente dalle Commissioni omologhe di Camera e Senato. Ad esempio, la Relazione alle Camere ai sensi dell'art. 6 comma 3 della L. 243/2012 "Disposizioni per l'attuazione del principio del pareggio di bilancio" richiede, prima della discussione in aula, un parere delle Commissioni bilancio, che si verrà dato, o, per meglio dire, dovrebbe essere dato in congiunta martedì. Naturalmente ci sono anche le congiunte riunite: per esempio, se il signor Ministro dell'Economia vorrà scongiurare il sospetto che le istituzioni europee abbiano cinicamente speculato sullo stato di eccezione provocato dalla crisi sanitaria per anticipare da aprile a marzo la stipula dell'accordo sulla riforma del MES in modo da evitarne l'esame parlamentare, allora si presenterà di fronte alle Commissioni Bilancio e Finanze riunite di Camera e Senato (e quindi anche congiunte).

Se non lo farà gliene saremo ugualmente grati, perché ci avrà ugualmente chiarito come stanno le cose (per noi, in effetti, è solo l'ultimo di una inesauribile serie di win-win in cui ci colloca l'aver avuto il coraggio di scegliere il lato giusto della Storia).

Tornando alle permanenti, se cliccate sulla sesta arrivate finalmente alla sua pagina:


che normalmente vi si aprirà sull'ordine del giorno dell'ultima seduta. Il menù a sinistra è piuttosto articolato, ma dovrebbe essere abbastanza comprensibile.

Una prima parte riguarda la composizione della Commissione, del suo ufficio di presidenza, e degli eventuali comitati ristretti, fra cui la Commissione pareri (che abbiamo preferito non costituire, per cui l'attività consultiva la svolgiamo in plenaria).

Una seconda parte riporta:

  1. le prossime convocazioni (quelle che abitualmente vi rilancio su Facebook), da cui sapete quando la Commissione si occuperà di un certo atto e chi sarà chiamato a riferire (ad esempio, questa settimana io mi occupo dell'AS 1746 e Tiziana Drago dell'AG 150)
  2. l'ordine del giorno, da cui sapete quali argomenti sono incardinati presso la Commissione (indipendentemente dal fatto che essa voglia o possa occuparsene in una certa settimana, e che quindi essi siano riportati nelle convocazioni: ad esempio, normalmente nelle settimane riservate ai lavori di assemblea le Commissioni si riuniscono solo per esaminare gli atti urgenti del Governo, come la conversione di decreti legge, e quindi i disegni di legge di iniziativa parlamentare, anche se sono all'ordine del giorno, non risultano dalle convocazioni)
  3. l'archivio degli ordini del giorno passati
Una terza parte riporta i resoconti sommari e gli stenografici. I primi sono redatti dalla segreteria di Commissione, per i lavori ordinari (referente e consultiva), mentre gli stenografici sono redatti dal Servizio dei resoconti per le sedi deliberante e redigente e per alcune procedure informative (ad esempio, per le audizioni del ministro, di cui qui trovate un esempio: l'audizione sul MES tenuta da Gualtieri il 27 novembre scorso di fronte alla 6a e 14a riunite). In questa terza sezione del menù, insomma, trovate quello che si è detto in Commissione, laddove interessi (e spesso è interessante). Aggiungo subito che se volete seguire la discussione di un determinato provvedimento, vi conviene accedere ai resoconti dalla pagina di quel provvedimento

Una quarta parte riporta gli atti di cui la Commissione si è dovuta, dovrà, o dovrebbe occuparsi, e quindi i disegni di legge assegnati, i pareri su atti di Governo, e le Risoluzioni su atti dell'Unione Europea.

La pagina sui disegni di legge assegnati può essere di lettura un po' complessa, perché col procedere della legislatura, fra quelli utili, e quelli meno utili, il magazzino si riempie rapidamente. A meno di due anni dall'inizio dei lavori ne abbiamo 187:


che ovviamente non esauriremo mai. La colonna di destra offre un interessante filtro per trovare rapidamente quello che vi interessa, magari perché ne avete sentito parlare, o per altri motivi:


La prima sezione (Natura) ci informa che dei 187 disegni di legge assegnati (in sede referente), dieci sono stati leggi di conversione di decreti legge (poi vediamo che fine hanno fatto).

Scendendo alla sezione "Stati non conclusi", vedete che di 160 non è nemmeno stato possibile iniziare l'esame, mentre 12 sono in corso di esame e ovviamente coincidono con quelli che vi trovate all'ordine del giorno. Allo stato attuale, abbiamo in esame la "legge mutande" (per la quale sono stati presentati tre disegni di legge: Lannutti, Urso e De Petris), la riforma della giustizia tributaria (per la quale sono stati presentati cinque disegni di legge: Vitali, Caliendo, Nannicini, Romeo e Fenu), il 5X1000 alle forze di polizia (due disegni di legge Rufa) e le quote rosa (due disegni di legge: Bonfrisco e Conzatti): 3+5+2+2=12, i conti tornano.

Quindi: 160 non ancora esaminati più 12 in corso di esame fa 172. Per arrivare a 187 ne mancano 15, e li troviamo appunto fra i conclusi, che si suddividono così: 

  1. sette approvati in prima lettura (e quindi passati all'esame della Camera per l'approvazione definitiva, o per ulteriori emendamenti): si va dal contrasto al finanziamento delle mine antiuomo (di iniziativa parlamentare), che è la prima rogna di cui noi, anzi, il Senato si è dovuto occupare in questa legislature (AS 1), alla riduzione del cuneo fiscale (conversione di decreto), che è l'ultima rogna inviataci dal Governo, ora passata alla Camera in forma blindata;
  2. cinque approvati definitivamente da noi: si va dal famigerato decreto dignità al decreto Bari;
  3. uno assorbito, perché il relatore del provvedimento ha deciso di considerare come testo base sulla stessa materia un altro disegno di legge: è l'AS 494, cioè il disegno di legge Urso per la costituzione di una Commissione d'inchiesta sul sistema bancario, che il relatore, senatore Di Piazza, decise di esaminare congiuntamente all'AS 690 Patuanelli. Nella seduta n. 31 del 9 ottobre 2018 il relatore adottò come testo base quello del suo compagno di partito (come è normale che sia), e quindi il testo Urso risultò definitivamente assorbito;
  4. un decreto legge decaduto, per motivi abbastanza misteriosi e controversi (un altro pezzo della crisi di governo, in effetti...), ovvero quello sul golden power;
  5. un testo approvato definitivamente ma non ancora pubblicato, ovvero quello sulle aree demaniali di Chioggia.
Quindi: 7+5+1+1+1 = 15, che sommati a 172 fanno 187 disegni di legge: 160 non assegnati, dodici in corso di esame, sette approvati in prima lettura, cinque approvati definitivamente in Senato, uno assorbito, uno decaduto e uno approvato ma non ancora in Gazzetta.

Sempre nella quarta parte del menù di sinistra, insieme ai disegni di legge, abbiamo i pareri su atti del Governo, dove si annida il contributo che la Commissione può dare a Leuropa: tramite pareri sugli schemi di decreto legislativo di recepimento (ad esempio, al recepimento della direttiva 2016/1065 sui buoni corrispettivo, che suppongo avrà occupato le vostre notti insonni...), e tramite atti di indirizzo (risoluzioni) che vanno recapitati direttamente a Bruxelles, ovviamente passando per l'ufficio del Presidente Casellati (perché io, come Presidente di Commissione, non ho potere di rappresentanza esterna). A titolo di esempio, vi segnalo le due risoluzioni sulla proposta di direttiva relativa ai gestori dei crediti, e quella sulla copertura minima delle esposizioni deteriorate. Due letture interessanti, che vi faranno capire come passo il tempo quando non sono qui a scrivere per intrattenervi: qualcosa, comunque, scrivo...

C'è poi una quinta parte del menù, non meno interessante, che è quella dedicata alle varie attività istruttorie:

  1. procedure informative, cioè indagini conoscitive (come quella sulla semplificazione del rapporto fra fisco e contribuente), comunicazioni del governo (come quelle sugli esiti dell'Ecofin), e interrogazioni in Commissione (come quella del collega De Bertoldi sul processo di revisione del trattato istitutivo del MES);
  2. audizioni e documenti acquisiti, con cui si acquisiscono informazioni sui vari provvedimenti (ad esempio, qui trovate quello che l'Ufficio parlamentare di bilancio pensa del decreto cuneo fiscale);
  3. esame di affari e documenti, che a sua volta può articolarsi in affari assegnati (come quello sulla bozza di riforma del Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità, attualmente insabbiato dalla maggioranza che non riesce a pronunciarsi con un atto di indirizzo), esame di documenti (come la NADEF), o relazioni assegnate alla Commissione.
Tutto questo nell'ambito di cui la Commissione si occupa, che è specificato qui.

Ci starebbero ora, se la batteria me lo consente, due parole su come gira er monno, e già dai meri dati fattuali che vi ho elencato alcune considerazioni le potremmo trarre.

Ad esempio: se andiamo a vedere quali atti la Commissione è riuscita a portare a termine, constateremo, senza grande sorpresa, che su dodici (sette in ultima e cinque in prima lettura), nove, cioè i tre quarti, ovvero il 75%, sono conversioni di decreti. Le tre leggi di iniziativa parlamentare portate a termine sono state quella istitutiva della Commissione d'inchiesta banche, quella sul finanziamento alle mine antiuomo, e quella su Chioggia.

Qui le considerazioni da fare sono due.

La prima riguarda gli scemi della produttività, i cricetini di Soros, i quali probabilmente avrebbero qualcosa da ridire sulla bassa produttività di una Commissione che "fa" solo sei leggi all'anno (una ogni due mesi). Come avrete visto, oltre all'attività in sede referente, redigente e deliberante, c'è una grande attività in sede consultiva, che non sempre risulta chiaramente agli atti. Nel sito vedete quella sugli atti di Governo, che è molto delicata (perché influisce sul recepimento delle direttive europee) e non è per niente semplice. Se volete, potete ad esempio divertirvi a studiare l'AG 152 attualmente all'esame in sede consultiva, riguardante le operazioni triangolari (che però, per semplificarci la vita, vengono ribattezzate "meccanismi transfrontalieri"). Voi ve la sentireste di dare un parere a caso? Forse qualcuno si è regolato così anche all'epoca del bail in, non credete? E adesso il suo nome, volendo rintracciarlo negli atti, è marchiato dall'infamia ed esposto alla riprovazione dei posteri per aver avallato senza lasciar traccia a verbale un provvedimento che gronda letteralmente sangue (e di quel sangue noi siamo innocenti). E poi, c'è l'attività consultiva non al Governo, ma alle altre Commissioni, che in quanto tale non risulta direttamente dal sito della nostra Commissione (non c'è un archivio dei pareri rilasciati), ma è più facile da rinvenire andando sui siti delle Commissioni di merito. Non è un'attività facile, occupa tempo ed energie. Guardate ad esempio la simpatica discussione sul parere che abbiamo dovuto rendere alla quinta per la Legge di bilancio. Qui, oltre a problemi di merito, c'erano anche problemi di metodo (tempi compressi, ecc.), con la necessità di gestire le giuste rimostranze dell'opposizione (cui peraltro io all'epoca appartenevo!).

Se qualcuno cerca di convincervi che il lavoro del parlamentare è stare in assemblea a schiacciare tasti o è uno scemo o è un fascista, e in entrambi i casi sconsiglio di perderci tempo.

Ma c'è anche un altro problema che questi numeri evidenziano: considerando che l'attività consultiva prende tempo e riguarda materia complessa, che gli orari di aula e quelli di commissione si accavallano, per cui difficilmente in una settimana si riesce ad avere più di tre ore per il lavoro formale di Commissione (e non molte di più per quello informale), va a finire che se il Governo bombarda il Parlamento di decreti, il tempo per i disegni di iniziativa parlamentare è veramente risicato.

Di conseguenza, la vera attività legislativa non si fa proponendo leggi. I 160 disegni di legge in attesa presso la mia Commissione sono per lo più destinati ad avere un mero valore segnaletico. Sono scritti cioè da colleghi che, per proprio percorso personale o su sollecitazione lecita e sacrosanta dei portatori di particolari interessi, desiderano segnalare l'esistenza di un problema, e, per dirla tutta, anche la propria. Desiderano, insomma, poter tornare nel proprio collegio e poter raccontare che hanno scritto un disegno di legge, o che lo hanno depositato. Ma le cose non funzionano così: questa attività è per lo più destinata a non dare frutto (ovvero, in altri termini, il magazzino dei disegni di legge continuerà ad accrescersi senza poter essere mai veramente esaurito, fino a quando la fine della legislatura non lo azzeri). La vera attività legislativa infatti si svolge ormai in un altro modo, cioè "agganciando" a un treno-decreto un vagone-emendamento. Può anche darsi che il vagone-emendamento parta come disegno di legge, ma è pressoché certo che non arriverebbe mai a destinazione se non venisse agganciato a un decreto, e questo per il semplice fatto che, ai sensi dell'art. 77 della Costituzione, il treno-decreto deve arrivare in sessanta giorni. Il clima di instabilità perenne e di battibecco distruttivo in cui si vive ovviamente consiglia a chi vuole portare a casa un risultato di affidarsi a questo strumento.

Ora, il fatto che ormai un po' tutti vediamo i decreti come strumenti per realizzare la qualunque (tanto poi se hai la maggioranza schianti qualsiasi questione pregiudiziale), determina come conseguenza che gli emendamenti siano molti e difficili da gestire. Sotto quello che avete visto finora, quindi, c'è il vero iceberg, ovvero la trattazione in Commissione degli emendamenti. Per capire un po' meglio quanto lavora chi scalda le poltrone, quindi, dovreste prendervi un qualsiasi atto approvato, ad esempio il decreto fiscale del 2018, e, cliccando sull'apposita linguetta:


accedere al fascicolo degli emendamenti. Perché la vera battaglia è lì.

Ad esempio, una norma fondamentale per mettere in sicurezza almeno quella parte del Credito Cooperativo che desiderava essere messa in sicurezza, cioè le Raiffeisen, è l'emendamento 20.0.5 al decreto fiscale, da me fortissimamente voluto e difeso, perché ritenevo che fosse giusto evitare che tutte le BCC italiane diventassero significant (con conseguenze che Giorgetti alla Camera e io al Senato avevamo spiegato a maggio 2018, e che il mondo del credito cooperativo non germanofono sta cominciando a capire solo ora). Ecco. La Banca d'Italia questo emendamento proprio non lo mandò giù. Il fatto che un politico osasse fare politica creditizia, quella politica che all'Istituto di vigilanza non compete, ma che è comunque abituato a fare con lo strumento di ricatto del potere sanzionatorio che gli è conferito, questo ardimento, veniva visto come un intollerabile abuso, e l'approvazione dell'emendamento fu poi vissuta dichiaratamente come un lutto da elaborare. Ci misero infatti un po' a elaborarlo: mesi dopo il TUB presente sul sito di Bankit non era ancora stato aggiornato, come notai in un'occasione pubblica, in cui raccontai cos'era stato, dall'interno, opporsi alla scellerata riforma Renzi del credito cooperativo (dal minuto 35:30), raccontai la fatica del legislatore, e ovviamente non mi negai la soddisfazione di prenderli in giro (al minuto 1:12:00): "speriamo che così si passi dalla fase della negazione a quella dell'elaborazione del lutto". Ecco, ora andare sul loro sito e vedere a pag. 69 del loro PDF le parole che ho scritto:


mi dà una certa soddisfazione, soprattutto quando dalle proprietà del file constato che Essi (qui ci sta) si affrettarono ad aggiornarlo il giorno dopo essere stati meritatamente sbertucciati in sala Nassirya:


Per sei mesi avevano cercato di operare tamquam non esset. Le trombe del "mobbasta" li richiamarono alla realtà: era successo! 

Peraltro, far approvare quella roba lì fu una sbatta incredibile. Ricordo ancora l'ultimo passaggio: accantonato nella seduta pomeridiana del 22 novembre 2018,  l'emendamento venne poi approvato nella seduta antimeridiana del 23 novembre 2018.

Che cosa era successo?

Che qualcuno dei fieri alleati (e posso facilmente immaginare chi), aveva fatto intendere al suo capo politico (Di Maio) che siccome l'emendamento salvava le Raiffeisen allora danneggiava le banche del Sud! Ma io dico: un non sequitur di proporzioni galattiche! Se al Sud volevano mettere la testa nel cappio, come poi avrebbero fatto, non era mica necessario che lo facessero anche al Nord! Il danno, le banche cooperative del Sud, se lo facevano con la loro governance (quella che ci attaccava sui giornali e che poi esse stesse accantonarono, ma la storia è lunga e non entro in questo...). Insomma, quel pomeriggio ancora me lo ricordo. Il lavoro di un mese stava arrivando a compimento, bastava quel fottuto voto, e improvvisamente percepisco il pericolo: nei banchi alla mia sinistra, dove siedono i colleghi a cinque stelle, percepivo sconcerto, qualcosa non va: i miei sensi di Presidente pizzicavano... Mi avvicino alla collega capogruppo, che mi dice che lei non sa che cosa fare, che il suo sottosegretario non le spiega, che lei non riesce a lavorare così, ma che pare che Luigi sia contro. Ovviamente mi prende un certo sconforto, che nascondo con molta signorilità, e dico: "Va bene: se non ci parlate voi, con Luigi, ci parlo io. Accantoniamo l'emendamento". E io chiamavo, e quello non rispondeva... Mi ricordo che quella sera ero andato a cena con dei colleghi di Commissione, cena bipartisan qui. A un certo punto Luigi richiama, io schizzo in mezzo alla strada e con molta calma cerco di spiegare che nessuno sarà danneggiato e che anzi questo sarebbe potuto diventare un modello virtuoso per tutte le banche di territorio, anche quelle che al Sud ancora non si sentivano pronte (come poi in effetti sta succedendo). Alla fine lo convinsi, e mi tornò l'appetito.

Ecco: un criceto di Soros, un "open qualcosa",  mai potrà capire che io lì, al telefono, mentre spiegavo al leader dei nostri alleati il senso di un nostro provvedimento, stavo facendo politica, stavo facendo il mio lavoro di parlamentare anche se non stavo schiacciando nessun tasto, e se non ero in aula ma a via dei Baullari, e se anche potesse capirlo lui, sarebbe pagato per non farlo capire a voi, perché a chi lo manda i Parlamenti tanto simpatici non possono stare.

Avrete capito che in tutta questa storia il nome "Bagnai" non compare se non nell'emendamento (che deve essere rinvenuto negli atti parlamentari): solo gli addetti ai lavori sanno com'è andata e capiscono che cosa è stato fatto. Il risultato non è la "legge Bagnai", ma il comma 1-bis dell'art. 37-bis del TUB (che detto così fa ridere: "un articolo del tub"). In campagna elettorale non potrei parlarne: chi mi capirebbe? Non mi capirebbero nemmeno quelli che un giorno grazie a queste poche parole potranno ottenere credito per la loro azienda o per mettere su casa. Ma insomma: funziona così, e grazie a Dio ho altre cose cui dedicare la mia vanità.

E quindi, tornando al punto dopo questo lungo esempio, che comunque meritava di essere sviluppato (perché in qualche modo, non so perché, mi fa tornare in mente un episodio di un film famoso), il fatto che la battaglia sia sugli emendamenti ai decreti, e non sui disegni di legge di iniziativa parlamentare depositati in Commissione, fa sì che ovviamente la lavorazione dei decreti sia particolarmente dispendiosa in termini di tempo e di energie. Ne consegue che una trattazione accurata può essere fatta solo in un ramo del Parlamento, che quindi sostanzialmente opera in un regime monocamerale de facto: chi si trova nella Camera dalla quale il Ministro per i rapporti col Parlamento decide di far partire il decreto ha un vantaggio tattico notevole, soprattutto se è nella Commissione di merito o ha amici in quella Commissione, perché può seguirne l'iter, ma va comunque detto che la decisione di cosa passi e non passi è sempre presa in sedi politiche informali (nelle varie riunioni di maggioranza, o nel confronto, quando possibile, fra maggioranza e opposizione, o comunque nel negoziato fra parlamentari influenti per ruolo o per percorso: ricordate la telefonata a via dei Baullari?).

Ne deriva, come spiegavo qualche giorno fa a un'amica preoccupata, che se qualche collega vi dice che interverrà su un decreto già approvato da un ramo del Parlamento, lo fa per imbonirvi, perché nessun decreto può andare in terza lettura. Tecnicamente sarebbe forse possibile, ma in pratica normalmente non lo è. Chi perde un treno-decreto deve quindi aspettare il successivo per attaccarci il suo vagone-emendamento. E chi vi dice "però presenterò un ordine del giorno" diciamo che vuole tenervi buoni, ma fa una cosa che, per quanto meritoria in termini segnaletici, è del tutto inutile in termini operativi. Sì, d'accordo, su un ordine del giorno cadde un Governo piuttosto longevo: ma la verità è che se vuoi ottenere qualcosa, devi andare a parlare con chi può negartela, piuttosto che dichiararlo all'aula per lasciare traccia sul verbale. Quando ho voluto qualcosa, mi sono regolato così, e qualche volta è andata bene.

E per oggi vi ho annoiato abbastanza: ma credo, soprattutto se avrete seguito tutti i link, di avervi anche insegnato qualcosa di utile...



(...al vertice di centrodestra un collega di altro partito, non dirò quale e non dirò chi, ha detto: "Dobbiamo chiedere che Leuropa faccia l'Europa!" Ed ho capito che l'egemonia culturale di questa community era un fatto, e un fatto fecondo...)

(...ah, e per parlare dell'argomento du jour, mi avrebbe anche fatto piacere dirvi di quella volta che durante la controriforma del credito cooperativo mi trovai sul Sole 24 Ore dei miei emendamenti che nemmeno avevo depositato in Commissione. Questi sono i privilegi del lavorare con gli apritori di scatolette. Ma questa volta la loro particolare predisposizione per la discrezione e la professionalità gli è tornata in faccia: a quei due o tre con cui sono rimasto in buoni rapporti perché se lo meritano non telefono nemmeno, perché mi vergogno per loro...) 

(...Death amendments! Let's Charlie know who did this!...)