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sabato 24 giugno 2017

PD DELENDVS EST (dichiarazione di voto)

Mi ero ripromesso di non parlare di banche, avendolo fatto quando si sarebbe potuto evitare la catastrofe. Era il 30 giugno del 2013, quasi esattamente quattro anni fa, quando spiegavo a una lettrice, forse ancora fra noi, come avevo capito che la normativa sul bail in sarebbe senz'altro stata applicata in Italia: mi bastava, per capirlo, osservare la particolare strategia di comunicazione seguita dalla cosiddetta Europa, una strategia del tutto conforme a quello che avevo definito il metodo Juncker. Chi è qui da sufficiente tempo sa di cosa si tratta, chi non è qui da sufficiente tempo invece di farmi la solita lezioncina per dire a me e a voi cose che sappiamo, usi pure l'indice per cliccare sui link (l'ipertestualità il sale di Internet), perché poi alla fine mi secco anch'io, che sono tanto paziente.

Comunque, il QED arrivò il 12 dicembre dello stesso anno e venne commentato dal Sole 24 Ore il 13 dicembre dello stesso anno: 
accordo storico, diceva Saccomanni.

Saccomanni... chi era costui? Mi dicono che fosse quello della luce in fondo al tunnel, il ministro dell'Economia nel sessantaduesimo governo della Repubblica Italiana, quello di 
Enrico "stai sereno" Letta, del Partito Democratico.

E cosa diceva Enrico "stai sereno" dell'accordo sulla cosiddetta "Unione Bancaria"? Credo che tutti ricordino questo scambio di battute:

Ora è facile per tutti capire chi avesse ragione. Allora lo era per pochi, e quei pochi, guarda caso, sono finiti tutti nel comitato scientifico di a/simmetrie (cosa per la quale li ringrazio).

Veniamo al punto. Poco fa uno di voi mi ha scritto un DM al quale ho risposto così:


(...se potete non mandatemi DM, ma questo è un altro discorso. Nel mio tweet citato dall'amico commentavo un tweet in cui Aureliano Ferri diceva che invece di "unione" occorrerebbe separazione bancaria: parole sante, ma anche questo è un altro discorso...)

Allora: sui giornali di oggi 
state leggendo la prima pagina de Il tramonto dell'euro, come ha fatto notare poco fa su Twitter uno di voi. Vi parlo con l'autorevolezza che mi conferisce il poter documentare di aver visto venire esattamente questa crisi, e di aver tentato in tutti i modi di aprire un percorso di soluzione politica ad essa. Quel libro era stato scritto, come ricorderete, pensando di risvegliare a sinistra una coscienza sopita in anni di collusione con la prassi e la logica del capitalismo finanziario. La risposta è stata quella che sapete e che i fatti documentano. Non mi aspettavo certo che il PD di Enrico "stai sereno", e nemmeno quello di Fassina "chi?" (o di D'Attorre "dove?") diventasse sensibile agli interessi del paese (essendo messo lì a difendere quelli dei creditori esteri). Non mi aspettavo che questo succedesse nemmeno quando si fosse arrivati, come si è arrivati, a una catastrofe che rischia di travolgere tutto e tutti.

Mi sarei però aspettato che, se non gli scemi di Rifondazione, almeno altri politici progressisti, nonostante avessero lordato la loro coscienza con affermazioni infondate e grottesche (tipo: "Monti ha salvato l'Italia perché nel 2011 non c'erano i soldi per pagare gli stipendi..."), colti da una tardiva ma fattuale resipiscenza, si dessero da fare per diffondere il messaggio che, a loro dire, aveva aperto loro gli occhi. Non è stato così: di vergogna in vergogna, di fallimento in fallimento, di frantumazione in frantumazione, hanno reso la sinistra cosiddetta critica credibile un filo meno dell'Albertine di Proust, condannandola a una fine analoga: brutta.

Ora il PD di Napolitano (che ha messo al governo Letta), di Letta (che ha voluto l'Unione Bancaria), di Saccomanni (che non si è opposto sapendo benissimo a cosa si andava incontro) si presenta (con quale faccia?) alle elezioni amministrative in un certo numero di comuni. I dettagli non li so e non mi interessano. L'unica cosa che mi interessa farvi capire è che se desiderate mantenere un barlume di fiducia nel funzionamento della democrazia, domani dovete schiantare il PD, cioè l'artefice della più colossale e protratta distruzione del benessere dei cittadini italiani di tutta la storia dell'Italia unita. Il PD, che si è piegato ai diktat della Bce (
come vi ho dettagliatamente spiegato qui), il PD, che per favorire i propri mandanti italiani (i soliti noti della grande finanza e della grande industria) si è fatto schermo della subalternità all'Europa, ripetendo il solito mantra secondo cui "le regole sono sbagliate ma dobbiamo rispettarle perché così diventiamo credibili". Sì, insomma, l'ala di destra di quelli che ho chiamato le SS, le sinistre subalterne.

Ma come "le regole sono sbagliate, ma le rispettiamo"!? Ma che discorso è da parte di governanti, di persone che hanno il dovere morale e politico di assicurare la prosperità di una nazione? Mica stiamo giocando a burraco! Adottare regole sbagliate, per un paese, significa indebolire il proprio tessuto produttivo e sociale, e diventare quindi ancora meno autorevoli, ancor più sprovvisti di potere negoziale. E questo durante quella che ormai si qualifica apertamente come un'aggressione economica senza precedenti, nella quale i nostri governanti, ai quali è stato negato di salvare con pochi soldi (peraltro non pubblici) le quattro banche nel 2015 (sarebbero bastati meno di quattro miliardi), si troveranno a dover gestire una situazione almeno dieci volte più onerosa.

Non vi ricorda qualcosa? A me ricorda quello che è stato fatto con la Grecia: tirare avanti, lasciando che la situazione si incancrenisse, evitando di risolvere un problema piccolo, e facendolo ingigantire, per condannare un paese gestito da una classe politica subalterna e collusa con gli interessi finanziari esteri a una schiavitù perenne.

Questa è la strada sulla quale il PD ci ha avviato.

E a fronte di questo pensate di regolarvi a simpatie?

Non è un problema di simpatie, cari amici: è semplicemente una questione di vita e di morte, come ora capiranno a loro spese i veneti fuuuuuurbi, 
ai quali con tanta amarezza mi rivolsi qui (e spero che qualcuno si sia messo in salvo).

Voglio essere molto chiaro. Qui, purtroppo, non si tratta di scegliere chi preferiamo. Il maggioritario, o le sue caricature, ci impediscono di farlo: l'unico voto che ci rimane è quello contro, e dobbiamo usarlo bene, pur sapendo che votando "contro" si possono risolvere problemi tattici, ma non raggiungere obiettivi strategici. D'altra parte, questo abbiamo. Mentre come paese potremmo, e anzi dovremmo, disobbedire a regole dalla dubbia legittimità, disattese da chi ci fa lezioncine, e certamente contrastanti con spirito e lettera della nostra Costituzione, come cittadini non possiamo e non dobbiamo sovvertire le regole che disciplinano l'esercizio dei nostri diritti politici.

Il dato è molto semplice: in questo momento governa il PD, ed è in questo momento che devono essere prese delle scelte molto dolorose, dal potenziale distruttivo elevato per il nostro paese. Peraltro, questa situazione durerà ancora per un bel po', verosimilmente tramite una bella alleanza coi nostri amici ortotteri. Avete un'unica (flebile) speranza tattica di costringere il PD a non tradire completamente i nostri interessi, a difendere in Europa 
il diritto garantito dall'art. 47 della Costituzione, ed è fargli capire che per il partito di Letta, del boia delle nostre banche (e dei loro risparmiatori) non c'è storia in questo paese.

Di cosa e di chi hanno paura è fin troppo chiaro.

A me, e credo anche a voi, è bastato constatare che di queste elezioni amministrative i loro media non hanno parlato. Le temevano, e i primi risultati ci fanno capire perché: perché sapevano che rischiavano di perderle. Devono perderle, e perderle male. L'occasione è preziosa: a febbraio arrivano le politiche (quando sarà possibile ringraziare questi traditori come meritano). Se li mandiamo a stendere a giugno, nel secondo semestre dell'anno eviteranno di aggredirci, nella speranza di non venire sbriciolati nel 2018. Schiantando il PD alle amministrative non comprate la certezza di un mondo migliore: semplicemente, mettete un argine alla tracotanza di chi si sente superiore a questo paese, in tale veste in diritto di spogliarlo per soddisfare gli appetiti altrui.

Sono anche un pochino stanco di ascoltare, da sinistra, la solita solfa: "Sai, devo dirti che quello lì mi ha convinto, che effettivamente l'euro... che in fondo l'immigrazione... io lo voterei, ma poi, cosa dico a mia moglie!?..." Gentile amico, quando a tua moglie metti le corna - perché gliele metti, lo so - come ti regoli? Non glielo dici. Bene: sappi che fa così anche lei (non chiedermi come faccio a saperlo):  regolati così anche ora che si tratta non di assicurarsi un piacere effimero (per quanto intenso), ma di evitare che il tuo futuro e quello dei nostri figli venga compromesso per sempre.

Sono grandemente aduggiato quando, sempre da sinistra, mi si propone la solfa del "eh, ma quelli non sono preparati...". Oh, la bella superiorità culturale "de sinistra", il primo dei miei miti che pochi mesi di militanza nel dibattito hanno mandato in frantumi! Lo avete visto il tweet sopra? Chi era quello culturalmente preparato? Il piddino Letta, o quello che poi sarebbe diventato il leghista Borghi? Siamo sicuri che a sinistra ci sia, o ci voglia essere, o ci possa essere, tutta questa preparazione? Siamo sicuri che chi nega l'esistenza di un problema, e quindi si rifiuta di studiarlo, sia più preparato a gestirlo di chi per lavoro doveva speculare sui problemi altrui (e ci faceva bei soldini)?

Sono anche molto stanchino di ascoltare, sempre da sinistra, l'altra solfa "eh, ma certe parole sono inaccettabili...". Allora, cari compagni: io per tre cazzo di anni, contrito e compunto, sono andato ad audiendum verbum da "ecce homo" (come lo chiama un mio fidato collaboratore), da quello che "i sordi pe pagà gli stipenni nun ce staveno più", e mi son dovuto sorbettare l'infinito rotolo delle giustificazioni più assurde e fantasiose del perché non fosse possibile dire, a sinistra, una parola chiara sul tema: perché se dici così, se ne va quello, se dici cosà, si storce quell'altro, e via dicendo... Ogni partito, ognuno, ha al suo interno una certa percentuale, più o meno ampia, più o meno rumorosa, di persone che non hanno capito, e spesso non hanno capito per gli stessi motivi per i quali molti di voi non avevano capito. Meno complottismo e più umiltà. E in ogni partito qualcuno dice cose "inaccettabili" per qualcun altro allo scopo di tener buona questa maggioranza (o minoranza) silenziosa (o rumorosa). Il punto, per me, è molto semplice: se da una parte mi si è potuto chiedere di compatire e accettare le sparate di Bersani, che "crede che le liberalizzazioni siano di sinistra", sulla base del fatto che "è tanto onesto" (leggi: porta voti), e che "i processi politici sono lunghi", e che "i nostri non sono ancora pronti", ecc. allora non vedo perché dall'altra parte dovrei trovare inaccettabili sparate ugualmente incompatibili coi miei valori. Insomma: ogni partito ha i suoi mali di pancia, la sua necessità di traghettare vecchi catorci verso i nuovi assetti politici senza perdere troppi bacini di consenso. E, attenzione, la situazione non è completamente simmetrica, perché Bersani le "lenzuolate" (come le chiama lui) le ha fatte sul serio. Dall'altra parte, invece, se andate a vedere, certe frasi sono pura invenzione dei media (che sanno perché e per chi inventano le loro fake news).

Dopo di che, ci sono anche sparate delle quali sinceramente non si sentirebbe la mancanza. Quando chi consiglia di farle rinsavirà, i risultati si vedranno, anche perché la situazione oggi è esattamente quella dipinta da Federico Nero: "
La sinistra accusa la destra di fare la destra perché non può accusare se stessa di non fare la sinistra". Non mi sembra molto intelligente, da parte di una certa destra, dare a una certa sinistra l'unico argomento che questa usa. Non dandoglielo, la si eliminerebbe dal dibattito.

Io posso testimoniare di aver lottato per anni affinché la sinistra evadesse dalla gabbia concettuale che si era costruita. Sto continuando. Continuo, in particolare, a credere che il nostro paese possa emanciparsi compiutamente dal progetto imperialistico tedesco solo se al potere andasse una forza politica progressista, veramente decisa ad attuare il primo articolo della Costituzione (stiamo quindi escludendo quei quattro pagliacci voltagabbana che attualmente cercano di occupare questa nicchia di mercato).

Ma questo non è il tema di oggi.

Il tema di oggi è mandare sotto il PD nei ballottaggi, in qualunque luogo, con qualunque mezzo, a qualunque costo: PD DELENDVS EST.

Fargli molto, ma molto male, è l'unico modo che abbiamo per evitare che loro continuino a farne a noi. I partiti della sinistra "de sinistra", essendo un simpatico vivaio di poracci, credo che ai ballottaggi non ci siano andati, e comunque non nelle realtà importanti. Lasciamoli convergere a zero, e cerchiamo di risolvere i nostri problemi con gli strumenti che abbiamo a disposizione, un passo dopo l'altro.

Mi affligge dovervi dire cose così semplici. Da una parte, mi sembra di insultare la vostra intelligenza. Dall'altra, mi costringe a confrontarmi con i miei dubbi. Ne ho tanti, e non posso discuterli tutti con voi. Ma di una cosa sono sicuro: una forte sconfitta del PD (e una affermazione del partito che sull'euro ha informato e parlato chiaro) avrebbe un valore progressivo, nell'attuale situazioni in cui i Poveri Deficienti pensano che la vittoria di Macron abbia risolto tutti i problemi (in particolare, quelli francesi, che 
Hollande ha lasciato come erano...).

Mandate sotto il PD, o rassegnatevi.

Voi: perché io non mi rassegno.

A domani.

domenica 25 giugno 2017

PD DELENDVS EST (addendum)

Per completezza: a mio avviso ci sarebbe stato un altro partito da mandare sotto, per richiamarlo alla difesa dell'interesse nazionale. Non lo ho nominato, e non lo nomino, perché ha fatto tutto da solo. Anni di ambiguità e cattiva informazione sul tema hanno avuto le conseguenze che non potevano non avere, il che mi spiace (per loro). Tuttavia constato che quando si perde si comincia a ragionare, e quando la "distrazione di massa" si usura, come strategia, ecco che come per magia si riportano sul tavolo i temi veri.

Motivo di più per esortarvi a schiantare il PD.